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Musica - Sabato 17 la rock-band viterbese presenta l'album d'esordio

Admaiora al gran debutto

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– S’intitola “I numeri che hai”, il primo lavoro discografico degli Admaiora e sarà presentato con un concerto evento il 17 settembre all’auditorium dell’università della Tuscia di Viterbo (via Santa Maria in Gradi, 4), nel giorno del debutto dell’album in tutti i negozi di dischi di Viterbo.

L’avventura musicale di Paolo Covarello (voce), Tony Ranocchia e Daniele Pierangeli (chitarre e cori), Enrico Fiorentini (basso e sequenze) e Riccardo Gregni (batteria), prende il via nel 2007 come cover band: il gruppo colleziona in poco tempo più di 250 concerti in tutto il centro Italia ma negli anni cresce sempre più il desiderio di concretizzare le proprie idee in musica e di definire una propria identità musicale.

Nel 2010 prende quindi forma il progetto “Admaiora”, nome derivante dall’omonima locuzione latina che letteralmente tradotta significa “verso cose più grandi”, e al tempo stesso vuole essere per la band un augurio di buon auspicio per la nuova avventura.

Ma Admaiora rappresenta anche il manifesto della filosofia musicale e di vita della giovane rock band, racchiusa anche nel titolo dell’album d’esordio: “I numeri che hai”, un’altra esortazione a puntare in alto, a essere consapevoli delle proprie potenzialità sfruttandole fino in fondo. Ed è proprio da questa idea di base che gli Admaiora danno vita alle 10 tracce di questo lavoro interamente autoprodotto, presto disponibile anche sulle principali piattaforme digitali.

Idea che ritorna anche nel primo singolo estratto “Barriere”, il cui video, anch’esso contenuto come bonus nel disco, è stato ideato dagli stessi Admaiora insieme a Marco Saverio Loperfido e Giuseppe Rossi che ne hanno anche curato la regia e ha anticipato sul web l’uscita dell’album. Il videoclip, girato in un vecchio passaggio a livello abbandonato, trasferisce in immagini il significato profondo del brano: quelle barriere e limiti – reali o mentali – che a volte noi stessi ci poniamo e che rappresentano un ostacolo alla realizzazione di ciò che realmente desideriamo.

Le scene si snodano attraverso riff di chitarre di “zeppeliana memoria” e tempi dispari, fino al groove incalzante dell’inciso in puro stile dance-rock. Il ritmo deciso di “Barriere” lascia poi spazio alla dolcezza dei suoni chiari e puliti di “Fiore di sabbia”, in cui la voce fluttua lieve sulle armonie strumentali fino al graffiante special.

Altro brano e altro sound, ed ecco che il rock si mescola al reggae in “La casa di Giuda”, caratterizzato da un inciso adrenalinico e trascinante. Segue “Le mie bugie”, ballad intensa ed emozionante in cui musica e parole si fondono alla perfezione, introducendo l’ascoltatore in una rarefatta dimensione fatta di ricordi, “dolci amarezze” e qualche piccolo rimpianto.

Menzione particolare merita “La ballata di Stroszek”, titolo tratto dall’omonimo film della fine Anni ‘70. Un pezzo dalla chiara matrice rock, caratterizzato sul finire da un insolito quanto incisivo special rap. Il brano è ispirato al mito di Ian Curtis, scomparso cantante dei Joy Division, e alla leggenda secondo cui prima di compiere l’estremo gesto, guardò il film “La ballata di Stroszek” di Werner Herzog e ascoltò l’album “The Idiot” di Iggy Pop. Il testo è narrato interamente in prima persona, come se fosse lo stesso Ian a descrivere le proprie condizioni di vita appena prima di togliersela definitivamente a soli 23 anni.

Sonorità pop caratterizzano invece la balld romantica e sognante “Marianne” in cui a farla da padrona è l’atmosfera acustica che accompagna l’ascoltatore fino all’insolita “Sogni d’oro”, canzone in sette quarti piena di sfaccettature dove trovano spazio anche echi orchestrali e sonorità che la rendono unica. Altra peculiarità del brano è l’assenza di un vero e proprio inciso, caratteristica decisamente inconsueta nella musica italiana contemporanea.

The river” è la traccia numero otto che racconta con ritmo trascinante uno stralcio di realtà della piccola provincia, dove a volte i pregiudizi condizionano la vita della gente. Segue “Dolce follia” che con i suoi arrangiamenti articolati e molto curati sussurra emozioni “dolcemente intriganti” di una storia clandestina.

E per finire la ballad “Tanti giorni vuoti” che attraverso atmosfere eteree e lunghe linee di chitarra slide, saluta l’ascoltatore con una piacevole sensazione di pace e profondità.

“I numeri che hai” è stato registrato e missato al Bonsai Recording Studio di Orvieto da Luca Pellegrini e Andrea Mescolini che vantano numerose collaborazioni con artisti di grande calibro nel panorama musicale italiano. Musiche e testi sono degli Admaiora, che hanno anche curato la produzione artistica con la collaborazione di Luca Pellegrini.

Alla lavorazione dell’album hanno partecipato: Daniele “Danco” Covarello – chitarra acustica e cori in “Le mie bugie”, Luca “Sloop” Valli (percussioni), Mc Stilo – rap in “La ballata di Stroszek” e Luca Pellegrini (suoni, pro-tools, chitarre e cori).


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15 settembre, 2011

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