Riceviamo e pubblichiamo – Mentre in tanti annunciano la prossima inaugurazione di locali che sarebbero dovuti essere aperti già da anni, all’Andosilla regna l’inquietudine tra gli operatori e gli utenti.
E’ palese, per tutti, la dismissione in atto del nostro ospedale, nonostante le rassicurazioni dei “capoccia” da Viterbo. Personale insufficiente, strumentazioni ferme per manutenzioni che non si realizzano e limitazione della operatività dei servizi.
Con la declassazione della terapia intensiva a sub-intensiva, ad esempio, dove i pazienti possono essere trattati per un massimo di 72 ore, si è posta una forte limitazione all’attività chirurgica e, oltretutto, i posti sottratti a Civita Castellana non sono stati ancora attivati a Viterbo.
Il gioco dei “capoccia” è chiaro: vogliono decretare la fine del nostro ospedale dopo averne causato una lunga e penosa agonia. Se così non è, lo dimostrino assicurando immediatamente all’Andosilla il personale e le attrezzature necessarie per garantirne i servizi.
Circolo “Enrico Minio” Civita Castellana
Partito della Rifondazione Comunista
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