Riceviamo e pubblichiamo – Care ragazze e cari ragazzi,
noi siamo la così detta generazione dei “padri” (veramente anche delle madri), ma per lo più dei nonni e delle nonne e ci piacerebbe dialogare con voi sul futuro di questo paese.
Da tempo lo Spi è in piazza con la Cgil per protestare contro la manovra finanziaria del governo. È l’ennesimo atto che continua a confermare la volontà di colpire tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità e previdenza sociale. Ancora una volta, si colpiscono le persone più deboli ed i consumi dei cittadini e delle famiglie.
Ma non è solo di questo che vogliamo parlarvi, a tal riguardo la posizione dello Spi e della Cgil è nota e sulla nostra proposta apriremo un confronto con tutta la società civile, a partire da voi.
Questo è un governo che, fin dal primo giorno del suo insediamento, ha sempre cercato di dividere il nostro paese: i lavoratori del pubblico contro quelli del privato, le organizzazioni sindacali, i disoccupati o i precari contro gli occupati, gli uomini contro le donne.
Ora sulla partita delle pensioni, in termini forti, apre il conflitto tra generazioni: i giovani contro gli anziani.
Noi, consapevoli della grave crisi economica che ha colpito il nostro paese e che questo governo ha negato per tre anni, non ci siamo mai tirati indietro, a partire dal sostegno dei nostri nuclei familiari: siamo stati e continuiamo ad essere gli unici ammortizzatori sociali dei figli quando perdono il lavoro o dei nipoti disoccupati, quando mettiamo a disposizione la nostra pensione ed i nostri risparmi che, se non sono già esauriti, poco ci manca.
Lo Spi e la Cgil non hanno mai ragionato in termini di contrapposizione, credendo invece che l’unica via sia quella della coesione sociale, che mette al centro i diritti ed i valori fondativi della nostra Repubblica, a partire da quelli costituzionali.
Attraverso questa manovra vengono colpiti anche i valori laici del nostro paese, laddove al comma 24, articolo 1 del decreto numero 138 (manovra finanziaria di ferragosto) si prevede la modifica della collocazione temporale di tre festività civili e laiche quali la festa della liberazione, la festa del lavoro e la festa della Repubblica.
Questo è un provvedimento che colpisce l’identità e la storia del nostro paese, ne indebolisce la memoria, il pluralismo e la democrazia perché le ricorrenze civili parlano a tutte e a tutti.
La nostra è una generazione che chiede rispetto perché i diritti ottenuti dal dopoguerra in poi sono diventati diritti universali, per noi indisponibili, messi a disposizione del paese. Perciò ci vedrete sempre in prima fila a difendere la Costituzione. i diritti e lo statuto dei lavoratori, insieme a tutti quegli istituti di protezione sociale, a partire dalle pensioni.
Non lo facciamo soltanto per noi! Sono diritti acquisiti con i sacrifici e le lotte del movimento dei lavoratori che ci piacerebbe lasciarvi in eredità. Per queste ragioni dobbiamo essere assieme tutte e tutti in questa lotta.
Questo è il nostro “testimone” che vi preghiamo di “maneggiare con cura” perché è un oggetto ora fragile ma di grande valore.
Gian Battista Martinelli
Segretario generale Spi – Cgil
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