![]() Comune di Viterbo |
Riceviamo e pubblichiamo – Gli ultimi avvenimenti in seno alla maggioranza del Consiglio Comunale di Viterbo ci spingono, come partito politico, ad una riflessione che superi gli angusti ambiti del localismo viterbese.
Noi, in questa sede, pur partendo dagli avvenimenti locali che riguardano le ultime sedute del consiglio comunale non entreremo nel merito delle singole cose che hanno dato un esempio non edificante della politica, ma vogliamo allargare lo sguardo su un ragionamento più ampio che abbia come oggetto il “costume” della società nella quale siamo gettati.
A un esame superficiale potrebbe sembrare, visto ciò che sta accadendo in seno alla maggioranza nel consiglio comunale di Viterbo, che la città abbia bisogno di un rinnovo radicale degli uomini che la governano. Ma cambiare gli uomini a nostro parere non è sufficiente, se poi alla guida della città si porranno altri uomini che hanno la stessa idea della politica che dimostrano di avere coloro che oggi ne sono alla guida.
La realtà è che oggi, ad ogni livello, la politica dimostra insufficienza etica. Con tale locuzione, che separiamo nettamente dal termine morale in quanto quest’ultimo si ferma alla sfera della pura soggettività, vogliamo evidenziare che oggi la politica si è svuotata del suo significato più profondo, la dimensione dell’eticità che si configura nella morale sociale, la quale dovrebbe essere il fine ultimo di ogni politico in quanto centro di promozione di bene comune.
Che il bene comune non sia più al centro, se non a parole, dell’interesse politico è cosa evidente a tutti i livelli, dall’economia alle cosiddette guerre umanitarie, alle relativamente “piccole cose” del Comune di Viterbo. Ma piccole o grandi le cose che siano, la sostanza non cambia quando gli uomini che sono posti a guidare la cosa pubblica sono l’espressione fenomenica di un’idea che pone al centro del proprio sistema una società atomistica e individualistica dove gli individui, chiusi ciascuno nel proprio ambito privato, cercano di soddisfare i loro meschini bisogni egoistici.
Ciò che sta avvenendo in consiglio comunale a Viterbo, in ultima analisi, è proprio questo: un campo di battaglia dell’interesse privato e individuale di tutti contro tutti.
Se il sindaco Marini dovesse sciogliere, come minaccia di fare, cosa che auspichiamo, ma a cui non crediamo, la sua amministrazione; se il governo dovesse cadere, cosa che auspichiamo e che crediamo ormai imminente, auspichiamo che i cittadini viterbesi, se gli sarà dato di riappropriarci del diritto di scegliere i propri rappresentanti, questa volta scelgano “quelle persone che cercano sempre cosa possono dare alla vita e all’esistenza in contrapposizione a coloro che cercano qualcosa da ricavare da essa” (W.Sombart).
L’Udc non si limiti a fare le paternali, ma prenda coscienza che il Paese, e naturalmente la città di Viterbo, ha bisogno di un cambio radicale di direzione, la sua etica cristiana glielo impone: ”voi non potete servire a Dio e a Mammona”. Non è né ragionevole né etico stare contemporaneamente in maggioranza in Provincia e all’opposizione al Comune. Fare questo tipo di politica, vale a dire servire due padroni, vuol dire ricadere in quell’interesse personale che è quanto di più lontano si possa trovare da una vera etica pubblica.
Angelo Barboni
Membro del coordinamento provinciale del Fli di Viterbo
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