– Mi rivolgo a tutti coloro che hanno votato per Silvio Berlusconi, ritenendolo l’uomo che avrebbe potuto finalmente risolvere i problemi di questo paese. A tutti coloro che hanno creduto che li avrebbe resi ricchi, così come ricco è diventato lui; che avrebbe fatto pagare meno tasse; che avrebbe portato l’Italia in cima al mondo.
Io non ci ho mai creduto. Sin dal primo momento. Ma comprendo tutti coloro che hanno voluto sognare la favola berlusconiana del siamo tutti bravi, tutti belli, tutti buoni e, soprattutto, tutti ricchi (tant’è che l’uomo, negli anni, i voti li ha presi anche tra gli strati sociali più bassi).
Ora però, mi sembra che i nodi siano venuti al pettine. Io non sono un esperto di economia. Capisco poco di spread e di mercati internazionali, ma – da giornalista di campagna quale sono – ho compreso che il prezzo di questa crisi la pagherà ancora una volta il popolo (che oggi si chiama ceto medio) e che i ricconi e la casta la sfangheranno. Grazie ai provvedimenti del governo Berlusconi.
Due cose, soprattutto, mi fanno rabbrividire: l’aumento dell’iva sui beni di consumo (che colpisce indistintamente tutti) e il famigerato ticket di 10 euro (di cui ormai nessuno parla più, perché risale alla manova del luglio scorso) sulle prestazioni diagnostiche (analisi e quant’altro) e sulle visite specialistiche, che va a infierire su chi sta male.
Due vigliaccate compiute nei confronti di chi non naviga nell’oro, o addirittura ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, buttate là in spregio alla decenza e contro ogni buon senso. Cui bisogna aggiungere i tagli agli enti locali (Comuni, soprattutto) che – per chi non lo ha ancora capito – significano una cosa sola: che il cittadino dovrà pagare di più i trasporti, le mense scolastiche, gli asili nido e tutti gli altri servizi.
Di contro, sembra che la casta continui a essere intoccabile. In Senato l’altro giorno la maggioranza ha ridotto i tagli ai parlamentari; di dimezzare il numero di deputati e senatori non se ne parla più; come non si parla più di abrogare i vitalizi, ovverosia gli assegni che i nostri rappresentanti in Parlamento conquistano dopo soli 5 anni di mandato.
E al comune cittadino stanno dicendo che le pensioni di anzianità vanno bloccate; cioè, che se uno ha 40 anni di contributi, ma non ha 65 anni di età, deve ancora lavorare. Intanto hanno cominciato con le donne. Ma state sicuri che non è finita. A tale proposito va segnalata una cosa che pochi sanno: tre anni fa il governo ha stanziato 10 milioni di euro l’anno per prepensionare quasi mille giornalisti in tutta Italia. Ovviamente solo per fare un favore alle aziende editoriali (e chi fa l’editore in Italia?), consentendo l’uscita anticipata di quelli che costavano tanto per sostituirli con tanti bei precari a tempo determinato.
D’accordo, all’orizzonte non si vede un’alternativa credibile. Che andrà costruita. Ma di persone serie in Italia ce ne sono. Sia a destra, che a sinistra. In questo momento così drammatico forse, la lotta partitica andrebbe messa da parte e ci si dovrebbe concentrare soprattutto sul bene di un Paese che è in ginocchio e che non ce la fa a rialzarsi. Io credo che in questo momento ognuno di noi sia chiamato a un profondo esame di coscienza e a una scelta ponderata e non frutto del tifo cieco e sordo.
La priorità è oggi e una sola: quella di liberarsi prima possibile del governo del bunga bunga. Che ci ha preso in giro per anni e, oltretutto, ci ha pure sputtanati in tutto il mondo. E noi italiani queste cose non ce le meritiamo.
Arnaldo Sassi
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