Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di protesta dei sindacati sulla condizione del carcere. Tra i fatti più eclatanti di manifestazione del disagio c’è quello di un detenuto che si sarebbe tagliato un orecchio per poi mangiarselo – Il carcere di Mammagialla, e di conseguenza tutto il territorio viterbese, è veramente in pericolo.
Non è un problema solamente penitenziario, ma territoriale, di sicurezza. A fronte di una capienza di 150 detenuti Alta Sicurezza (per chi non conosce le dinamiche penitenziarie si tratta di boss mafiosi di secondo livello, killer assoldati dai clan mafiosi, ex 41 bis e comunque figure che compaiono nell’ambito delle associazioni mafiose) il dipartimento centrale ne ha assegnati ben 175.
Nei giorni più caldi dell’anno, in piena emergenza, nella sezione isolamento si sono trovati costantemente circa 18-20 Alta Sicurezza su 26 posti disponibili. Avvengono commistioni tra detenuti comuni ed Alta Sicurezza tanto da, appunto, compromettere l’intera sicurezza del territorio.
Sembra impossibile, ma considerato che i detenuti Alta Sicurezza hanno particolari restrizioni sulle comunicazioni con l’esterno, proprio in virtù del loro potenziale mafioso e alla loro abilità ad infiltrarsi nel tessuto sociale e i detenuti comuni quelle restrizioni non le hanno, potenzialmente diventano un canale di raccordo con l’esterno, all’interno dell’istituto anche se non condividono la stessa cella.
Più volte abbiamo segnalato la problematica agli uffici centrali senza successo. Una situazione tale da dover sospendere le punizioni dei detenuti comuni per mancanza di posti nella sezione isolamento. Gli stessi detenuti Alta Sicurezza, ristretti loro malgrado e senza aver commesso alcuna infrazione, nelle celle dell’isolamento con i disagi che ciò comporta.
L’ordine e la sicurezza interna risultano compromessi, tanto che per garantire l’ora d’aria ai detenuti Alta Sicurezza il personale di Polizia è costretto ad accompagnare, a piccoli gruppi, i detenuti nei cortili che si trovano dall’altra parte dell’istituto. Le sanzioni dell’isolamento, per i detenuti comuni, sono praticamente sospese per mancanza di posti; viceversa i detenuti Alta Sicurezza appoggiati nella sezione soffrono l’isolamento senza aver commesso nessun fatto di rilievo disciplinare.
Il dipartimento considera il carcere di Viterbo un vero e proprio immondezzaio, dove scaricare tutte le criticità di livello regionale. È ora che qualcuno prenda coscienza di ciò e faccia sentire la propria voce, il proprio dissenso.
Nei mesi scorsi siamo stati ricevuti dal Prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero la quale ha dimostrato una particolare sensibilità al problema, ma è l’unica e non ha tanti poteri nel merito. Tutte le figure istituzionali, a parte le occasioni che sono di mera passerella mediatica, sono completamente assenti.
Ci hanno fatto passare l’estate senza un direttore titolare, sovraffollati come pochi altri in tutto il territorio nazionale, senza personale, senza adeguati livelli di professionalità specialistiche (solo tre psichiatri per 750 detenuti di cui oltre 100 con patologie psichiatriche), senza mezzi per contrastare le criticità.
Abbiamo circa 100 detenuti psichiatrici di cui 20 definiti “acuti”. La loro gestione è pressoché impossibile in ambiente penitenziario, addirittura alcuni di loro andrebbero contenuti con dei mezzi di coercizione. Nonostante ciò continuano ad assegnare detenuti con patologie psichiatriche.
L’importanza della presenza di un direttore titolare è fondamentale, ci trovassimo nei panni di amministratore locale avremmo un timore assoluto nel sapere che nel nostro territorio esiste una struttura, complessa ed esplosiva come quella di Mammagialla, senza un responsabile fisso.
Sappiamo da fonti certe che succede di tutto, atti di cannibalismo (sembrerebbe di alcuni giorni fa il gesto di un detenuto che dopo essersi tagliato i lobi delle orecchie pare che li abbia mangiati in segno di protesta all’enorme affollamento) assegnazioni sconsiderate (ci segnalano il caso di un detenuto assegnato da Roma nonostante la presenza nell’istituto, del fratello di colui che lui stesso ha ucciso all’inizio del 2011, praticamente quasi impossibile evitare un altro omicidio; solo l’attenta e professionale azione del locale reparto di polizia penitenziaria ha potuto evidenziare il fatto e scongiurare il peggio) e dulcis in fundo un caso eclatante.
Un detenuto con gravi patologie psichiatriche (tanto che sembrerebbe inopportuna la sua detenzione in carcere anche secondo i medici) che nel carcere di Civitavecchia si è tagliato la gola cercando di uccidersi, ricoverato al reparto di medicina protetta di Belcolle, piantonato a vista da un ausiliario della Asl, in attesa di essere mandato alla sezione di osservazione psichiatrica a Roma, dimesso dall’ospedale è stato assegnato al carcere di Viterbo.
Il fatto ancor più grave, è che quando purtroppo succederà, perché se non si corre ai ripari per tempo, succederà, chi ci rimetterà sarà anche un padre di famiglia che è colpevole di alzarsi la mattina per lavorare e così provvedere ai propri figli.
Il detenuto è stato dimesso dall’ospedale perché ingestibile in un reparto di medicina protetta, figuriamoci nell’ambito di un istituto che vede la presenza di 750 detenuti, sezioni super affollate, carenza di personale a tutti i livelli e mancanza di un servizio psichiatrico continuativo su tutte le 24 ore. Nel famoso gioco dello “scarica barile” non permetteremo che a rimetterci siano i colleghi che ogni giorno con sacrificio assicurano allo stato un servizio fondamentale.
Fatti strani ne succedono in continuazione. Qualcuno dal dipartimento ad esempio dovrebbe spiegare perché sono stati spesi circa 50mila euro dei contribuenti per adeguare un cortile passeggio da destinare ad un circuito detentivo “speciale”, ed oggi di quel circuito non si abbia più traccia; anzi la sezione è stata riclassificata “normale”.
Auspichiamo un intervento immediato e deciso, ci sentiamo di chiedere un aiuto alle istituzioni affinché un giorno non dovremmo dire “noi l’avevamo detto”.
Le situazioni rappresentate vanno oltre le realtà del territorio nazionale. Come dire il carcere di Viterbo è più “malato” delle altre strutture penitenziarie dello stato.
Tutto il personale di Viterbo ha necessità di un rinforzo di uomini, mezzi e fondi.
Anche per questo annunciamo una manifestazione davanti all’istituto di Viterbo per il 19 settembre alle 8,30 unitamente ad altre sigle sindacali.
Luca Floris – Sappe
Gennaro Natale – Osapp
Uil
Cisl
Sinappe
Cgil
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