(g.f.) – Una vita dedicata al lavoro e alla famiglia e un desiderio: essere ricordato dai viterbesi con simpatia, per avere dato quanto di meglio poteva alla città (fotogallery).
S’immaginava così, Socrate Sensi, che i suoi concittadini un giorno avrebbero avuto memoria di lui e delle sue imprese portate avanti a Viterbo in più di mezzo secolo.
Avrebbe di li a poco compiuto 75 anni, era il 2000 quando in una lunga intervista per un programma settimanale su Radio Verde, il cavaliere Sensi mi ha raccontato la sua vita. Una vita fatta di successi, nel lavoro, con la Macchina di Santa Rosa, ma anche di sofferenze, come la prematura scomparsa del figlio Carlo.
Ripercorrendo quegli anni, era evidente nel tono della sua voce, l’orgoglio e la serenità di chi ha la consapevolezza di non essersi risparmiato nel dare il massimo di quelle che erano le sue possibilità. Ecco perché l’immagine di quando un giorno non ci sarebbe stato più, già allora era molto chiara.
“Sono nato nel 1925, ho dato tanto a Viterbo – diceva Sensi – quando Dio vorrà io penso che sarò ricordato con molta simpatia, orgoglio. Perché questa famiglia viterbese ha dato quanto di meglio poteva dare per i suoi concittadini”. Non a parole, ma concretamente. Le Terme dei Papi. La sua ultima scommessa.
“Se ne parlava, i politici promettevano la città termale. Io tutto quello che ho costruito, non è roba mia o della mia famiglia. E’ del comune di Viterbo. Io ho solo la concessione dell’acqua e dei fanghi per quarant’anni. Poi passerà tutto gratuitamente al Comune. Le nostre terme sono inquadrate come impianto di prima categoria super.
Ce ne sono pochi in Italia. Perché ho fatto una cosa bella. In modo che i viterbesi ricorderanno qualcosa di buono fatto dalla famiglia Sensi”.
In tanti anni, impossibile elencare il numero di persone, dipendenti con cui è entrato in contatto. “Io ho avuto con me tre generazioni di dipendenti. Della stessa famiglia. Persone che si conoscevano sul lavoro, commessa e commesso o impiegati, poi si sposavano. I figli a loro volta lavoravano per me e così anche i figli dei figli. Tre generazioni alle mie dipendenze”.
Una storia cominciata nel dopoguerra, con un aneddoto curioso legato al nome della società: S2. “Dopo la guerra non potevo mettere le mie iniziali, S.S. Invece S2 è stata una trovata e ha avuto anche fortuna”. Grande distribuzione poi lasciata per l’avventura delle terme.
“Un distacco molto doloroso. Non avrei mai ceduto i miei impianti, frutto di cinquant’anni di lavoro. Ho portato a Viterbo il primo supermercato nel 1962. Cedere è stato un passaggio veramente doloroso, che non avrei fatto se le banche cittadine e non quelle che vengono da fuori, ma i due istituti viterbesi, non mi avessero spronato a concludere l’affare con alcuni imprenditori ai quali ho ceduto soltanto le licenze e le merci. Ma le mura di tutti i supermercati che avevo allora, rimasero di mia proprietà.
Io col totale degli affitti, ho potuto accendere due mutui per un totale di 36 miliardi di lire per fare le terme”. Non tutto filò liscio.
“Dopo tre anni hanno fallito e io sono rimasto senza affitti e con le terme eravamo appena all’inizio. Fortunatamente siamo riusciti a documentare il nostro passato imprenditoriale e questo ci ha consentito di avere un raddoppio sulla scadenza dei mutui.
Così quando sarà il momento, i miei figli avranno la soddisfazione di cedere l’impianto privo di ogni gravame al Comune, dopo avere pagato tutto fino all’ultimo”.
Grandi soddisfazioni e un dolore enorme. “Ho perso mio figlio Carlo a 24 anni. Era il 1972 e avevamo da poco inaugurato l’Okay. Dopo dopo due mesi la tragica fatalità in incidente d’auto.
Avevo perso il senno. Con mia moglie eravamo distrutti, non ci alimentavamo per giorni, ci saremmo lasciati spegnere se non ci fosse stato padre Ubaldo Terrinoni. Ci ha aiutati, ridandoci speranza nella convinzione che Carlo stava vicino a noi e che lui avrebbe desiderato che continuassimo la nostra vita e l’opera iniziata”.
Molti i personaggi famosi incrociati lungo la strada da Socrate Sensi. “Quello che ricordo con maggiore piacere è di Scalfaro, allora presidente della Repubblica. Venne alle terme, facendo un discorso al personale e a me. Sono le cose belle che mi consento ancora oggi di rimanere in trincea”.
Poi una visita mancata per poco. “Il Papa. Ero quasi arrivato ad avere la soddisfazione d’averlo ospite nel nostro impianto, che io avrei messo completamente a disposizione. Era tutto predisposto, avevamo illuminato la strada dal raccordo alle terme, com’è ancora oggi.
Avevo preparato suites meravigliose, poi tutto si rovinò perché apparvero sui giornali locali foto del Papa e la notizia che sarebbe venuto alle Terme. Dovevamo fare tutto con discrezione, il Vaticano quindi rinviò. E’ stato un sabotaggio che mi ha dato tanto dispiacere”.
Una grande soddisfazione, invece, avere costruito una Macchina di Santa Rosa, Armonia Celeste. Era il 1986.
“E’ stata una bella esperienza. E’ un atto di fede, una gioia immensa. Il primo anno che comandavo la Macchina, essendo il responsabile, alla salita verso Santa Rosa ci fu una forte oscillazione. Alcune persone invasero il percorso, coprendo una striscia bianca che serve ai Facchini come indicazione al momento della curva.
Fortunatamente erano stati predisposti congegni che scendevano in caso di necessità per far appoggiare la Macchina in caso di necessità. Infatti si è fermata inclinandosi.
Mai è successo nella storia che una volta ferma, la Macchina sia ripartita. Io e Nello Celestini andammo sotto. Vedemmo che c’erano tutti i ciuffi e insieme abbiamo gridato, Santa Rosa, sollevate e fermi. Si è sollevata e piano piano l’abbiamo messa a posto”.
I ricordi di una vita. Di un uomo, ma anche di un’intera città.
I funerali di Socrate Sensi saranno celebrati oggi 6 settembre alle 11, al santuario di Santa Rosa.
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