Riceviamo e pubblichiamo – C’è un dibattito nazionale sull’abolizione delle province e non entriamo nel merito di una discussione che meriterebbe un apprendimento consapevole e costruttivo.
In questo momento ci interessa sottolineare come da mesi l’attività amministrativa della Provincia di Viterbo sia ferma ed è come se la soppressione dell’Ente di fatto sia avvenuta nella sostanza.
Se solo dovessimo tutelare il ruolo della Provincia ci risulterebbe difficile, se non impossibile, difendere l’insostenibile ruolo di un organismo assente e indifferente che va avanti per inerzia e senza un minimo di programmazione.
Il disinteresse verso i problemi che tormentano la gente regna sovrano.
Quello a cui assistiamo è un’attività bloccata e ingessata, vittima e ostaggio di veti incrociati e incapace di esprimere limpidamente una visione sullo sviluppo dei territori della Tuscia.
Commissioni consiliari che non vengono riunite, richieste di consigli straordinari che rimangono disattese, impossibilità di porre le questioni nei consigli perché da giugno non vengono convocati: tutto questo rappresenta la normalità di una amministrazione provinciale che si dimena nel tentativo di risolvere la controversia sulla nomina del presidente del consiglio.
Non voglio entrare nel merito delle beghe politiche e dei capricciosi comportamenti di chi ambisce a ricoprire il ruolo di presidente del consiglio o dei gruppi in seno alla maggioranza che sostengono l’una o l’altra candidatura. Ognuno avrà le sue buone e legittime ragioni.
Il punto è un altro: credo che sia giunto il momento di dimostrare senso di responsabilità. Viviamo in un contesto difficile in cui l’Italia rischia il default e la gente percepisce la Politica come lontana anni luce dalle proprie esigenze e dai problemi reali dei cittadini. A tutto questo abbiamo il dovere di rispondere con i fatti, con fatti concreti, cominciando per esempio a discutere in modo costruttivo della situazione delle strade provinciali, dei temi ambientali come l’acqua e i rifiuti, delle scuole, di quale fine faranno i lavoratori precari dell’Ente.
Noi responsabilmente, come è stato fino ad oggi, manterremo un atteggiamento costruttivo, ma esigiamo che si esca da questo stato di inerzia che contribuisce a generare lo scollamento e l’autoreferenzialità della politica che in Italia appaiono fin troppo evidenti.
Capogruppo Pd in Consiglio provinciale
Federico Grattarola
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