– Decimo cammino di fraternità delle confraternite del Lazio. E’ in programma a Capranica per domenica 16 ottobre.
Di seguito il programma.
Ore 8 – 9,45: Arrivo delle Confraternite presso il centro sportivo “G. Iezzi”. Raduno e registrazione.
Ore 10: Saluto di monsignor Armando Brambilla, assistente ecclesiastico confederazione confraternite diocesi d’Italia. Concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana.
Ore 11,30: Inizio del decimo cammino di fraternità delle Confraternite delle diocesi del Lazio. Si snoderà per le vie di Capranica, con il seguente percorso: via Cassia, corso Petrarca, via degli Anguillara, via Castelvecchio, piazzale Rimembranze.
Ore 12,30: Termine del cammino: saluto di Francesco Antonetti, presidente della confederazione delle confraternite delle diocesi d’Italia.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana alle Confraternite – Camminate con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. I raduni delle Confraternite prendono il nome dalla forma in cui si svolgono: “Cammini”.
È un’espressione molto bella, anche se non del tutto completa, in quanto il “Cammino” fa tappa o trova la sua conclusione nella celebrazione della Santa Messa. Il Cammino a piedi lungo delle vie dei paesi e delle città, indossando l’abito che fa riconoscere l’appartenenza e portando gli stendardi e la Croce non è solo una forma dì testimonianza di quella fede rappresentata dalle figure che si trovano nei drappi o da colui che sta inchiodato sul legno.
È anche una chiara espressione del senso della vita e della presenza dei cristiani sullo scenario del mondo e sulle strade degli uomini. Essi ci stanno dentro. Sono presenti. Partecipano, collaborano, contribuiscono alla vita della comunità civile, operano per il bene comune, sono attenti anche alle dimensioni storiche economiche, materiali dell’esistenza. Ma sempre da pellegrini e forestieri, incamminati verso una meta ulteriore, cittadini anche di un’altra patria.
Il “Cammino” si configura così come metafora di uno stile di partecipazione e di distinzione, di un tipo di vita condiviso con tutti e insieme diverso da quello della massa, attento a questa storia e proiettato al dì là di essa, sensibile alla bellezza dei panorami e pieno di nostalgia verso “cieli nuovi e terra nuova”.
Serve grande senso di responsabilità in chi si muove su questo delicato crinale.
È questo, e solo questo, il senso della parola “timore”.
Responsabilità di mostrarci accessibili e vicini, facendosi prossimo a coloro che lungo quelle strade sono abituati a piantare stabilmente la loro tenda e a mettere radici perché non sanno dove andare o hanno paura di muoversi.
Il cristiano non deve apparire mai un alieno, un innocente, un evasivo, un disincarnato. Ma neppure complice, in tutto uguale a tutti, non riconoscibile e non identificabile in quante tale. Attraverso il condiviso amore a ciò che si vede, dovrebbe custodire in sé e suscitare negli altri il desiderio dell’invisibile, rendendolo appetibile, o almeno attraente, in coloro con cui condivide i percorsi del proprio cammino.
La speranza e l’augurio che tutte le consorelle e i confratelli siano sempre più consapevolmente fieri e gioiosi di questa chiamata e di questa missione.
Il vescovo Romano Rossi
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