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Politica - Il capogruppo del Pd in Comune tira le orecchie all'assessore regionale

Sposetti a Forte: “Troppo comodo fare scaricabarile”

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Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Riceviamo e pubblichiamo la lettera all’assessore regionale Aldo Forte – Egregio assessore,

ho letto con stupore e incredulità la lettera che lei ha indirizzato ai sindaci della provincia di Viterbo nella quale, in maniera grottesca e strumentale, chiede agli stessi di non presentare la domanda di contributi a favore dei piani distrettuali per la non autosufficienza.

Davvero singolare il suo modo di affrontare un tema importante, quanto estremamente delicato, come quello dei non autosufficienti.

Lei scrive: Siccome il governo ha tagliato le risorse a favore del fondo nazionale per le politiche sociali. Siccome la Regione Lazio non dispone di risorse adeguate in grado di soddisfare le richieste dei Comuni, cari sindaci indignatevi! Indirizzate la richiesta di contributi direttamente al Governo, magari direttamente a Berlusconi, con l’aggiunta di qualche commento polemico.

Vedrete che le famiglie, impegnate tutti i giorni nell’assistenza di un familiare non 
autosufficiente, costrette a sostenere con enormi sacrifici spese e disagi, capiranno e magari si uniranno arrabbiati alla protesta.

Io penso che con questa singolare iniziativa lei è riuscito, in un sol colpo, ad accrescere la preoccupazione, il rancore e la delusione di numerosi operatori sociali e quelle delle famiglie che chiedono ogni giorno risposte e che soprattutto vogliono sapere chi fa cosa.

Troppo comodo caro assessore stare al governo della Regione, non riuscire a risolvere i problemi e in più, con questo gioco dello scaricabarile, fare della facile propaganda chiedendo “ sostegno”.

Lei ha l’onere e l’onore di guidare un importante assessorato. Non confonda le acque, non sovrapponga ruoli e responsabilità.

Lei sa meglio di me che non dare un aiuto economico a chi è in condizione di povertà significa ulteriormente degradarlo e spingerlo nella marginalità. Tagliare i centri diurni per le persone con disabilità intellettiva grave significa tenerle chiuse in casa e non consentire loro di imparare a fare qualche lavoro attivando così le loro abilità e costringere le loro famiglie ad una umiliante fatica. Ridurre l’assistenza domiciliare ai malati non autosufficienti significa far impazzire la famiglie e non dare il giusto sollievo alle persone. Abbandonare i servizi psichiatrici come sta avvenendo significa abbandonare progetti di recupero che hanno ottenuto nel corso degli anni risultati straordinari.

Caro assessore, in uno scenario di difficoltà diffuse dove il welfare non viene percepito dal governo come un bene comune ma come un beneficio, dove i disabili vengono trattati come indebiti fruitori di risorse pubbliche, dove i continui tagli alle politiche sociali producono drammatiche conseguenze, dove fragili cittadini e famiglie sono costrette ad arrancare ogni giorno, sarebbe auspicabile una sua iniziativa capace di individuare obiettivi chiari e “inequivocabili” .

Una iniziativa dove si capisca dove si voglia arrivare e soprattutto come si voglia rispondere ai nuovi bisogni e alle nuove complessità sociali ed economiche della nostra provincia.

Auguri di buon lavoro.

Ugo Sposetti


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10 ottobre, 2011

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