![]() Daniela Lai con Piero Fassino |
![]() Lucia Maria Arena, Daniela Lai, Paola Ramondini |
![]() La lampada di Paola Ramondini |
![]() Luigia Melaragni a Torino |
– Tre artigiane, ciascuna con un omaggio all’”Italia al femminile”, rappresentano la Tuscia a Torino, dove è stata inaugurata “150Mani/Collezione Italiana”, la mostra nazionale organizzata dalle Confederazioni artigiane, con il patrocinio di Unioncamere, per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Lucia Maria Arena, titolare di una legatoria che opera a Viterbo, Daniela Lai di Viterbo, e Paola Ramondini di Capranica, entrambe ceramiste, hanno superato l’esame di una commissione che ha selezionato cento artigiani/artisti e designer di tutte le regioni per un progetto ambizioso: realizzare una manifestazione dedicata a personaggi e ad eventi importanti per la storia del nostro Paese, ponendo in evidenza la cultura della manualità, il connubio tra l’arte, l’ingegno e il saper fare, ovvero le caratteristiche di un mondo, quello dell’artigianato, che conserva intatti i valori di identità e di unità nazionale.
Di alto profilo qualitativo le opere presentate dalle imprenditrici della provincia di Viterbo: la rilegatura – puzzle in piena pelle naturale ideata da Arena, eseguita in tecnica francese con splendide incisioni a secco e a caldo, che reca, alla base, i nomi delle “giardiniere”, donne rimaste nell’ombra pur avendo svolto un ruolo importante nei moti risorgimentali; il tavolo progettato e realizzato da Lai in pietra di peperino scolpita, smaltata, cotta e intarsiata a fuoco con cristalli a spessore e ossidi, con due piani che possono essere posizionati ad altezze diverse ma diventano anche un piano unico, a simboleggiare la parità tra i coniugi sancita nel 1975 dalla riforma del diritto di famiglia; la lampada in argilla bianca, composta da spirali che si illuminano di tanti colori -come tante sono le sensibilità delle donne, fonte di energia-, creata da Ramondini, in ricordo del 2 giugno 1946, quando le italiane si recarono per la prima volta alle urne.
Sono “emozionate e orgogliose”, tutte e tre, per essere partecipi di una iniziativa che rende merito alla creatività e all’operatività della parte sana della nostra economia. Gli stessi sentimenti, li prova Luigia Melaragni, segretaria della Cna Associazione Provinciale di Viterbo, presente al taglio del nastro, insieme con Daniela Lai: “E’ bella la contaminazione tra le esperienze dei territori che si è realizzata grazie a questa manifestazione: conferma la nostra profonda convinzione che il processo di crescita non possa non avere come fondamenta le migliori tradizioni produttive, chiave del successo del nostro Paese.
Per partecipare al bando, è stato compiuto un lavoro di ricerca notevole, che evidenzia professionalità, competenze, capacità di innovazione e passione. Sono davvero felice – sottolinea Melaragni – per l’ammirazione che le opere delle nostre bravissime artigiane, associate alla Cna, hanno suscitato”.
Lo stesso sindaco di Torino, Piero Fassino, che ha inaugurato “150Mani” – con, tra gli altri, Fausto Cacciatori, vicepresidente nazionale di Cna, e Luca Iaia, responsabile nazionale di Cna Artistico e Tradizionale -, ha manifestato il proprio apprezzamento per i lavori esposti e si è fermato a parlare con Lai.
La mostra resterà aperta fino all’11 dicembre. Farà tappa, successivamente, in diverse città.
Le opere, secondo il bando, dovevano essere inedite e ispirate, come si è detto, a un personaggio o a un evento significativo, riferibile a un preciso anno tra il 1861 e il 2011.
Nel dettaglio, i lavori, così come sono descritti nelle schede curate per la mostra dalle stesse artigiane.
Lucia Maria Arena. “Le giardiniere, donne lasciate all’ombra delle figure maschili, hanno collaborato attivamente nei moti del Risorgimento, rischiando la vita, e hanno preparato le basi per l’Unità d’Italia. Riunendosi nei loro giardini, si coordinavano contro gli austriaci. Si muovevano come postine tra i liberali lombardi, piemontesi e del Regno di Sardegna e di Napoli.
Determinate, si attivavano per difendere i loro diritti contro i codici napoleonici e austriaci. Bianca Milesi Moyon, Maria Gambarana Frecavalli (inventò la cosiddetta carta stratagliata con cui i congiurati dell’epoca comunicavano secondo il sistema crittografato), Teresa Casati Confalonieri, Matilde Viscontini Dembrowski, Camilla Fé, Teresa Cobianchi Agazzini, Amalia Cobianchi Tirelli, Cristina Trivulzio…e chissà quante altre, fiori meravigliosi di quel giardino che andavano formando, chiamato Italia .
Da questo giardino nascono le prime tessere che andranno a formare questo puzzle di storia che ha raggiunto 150 anni e tanti altri ne aggiungerà.
Realizzazione dell’opera: rilegatura in piena pelle naturale (Nigerian Ziege) eseguita in tecnica francese con capitello cucito a mano, incisioni del puzzle e quadrettatura a secco a mano, incisioni dei fiori a caldo dorate a mano, incisioni delle zolle verde scuro a caldo a mano, incisioni dei nomi a caldo a macchina”.
Daniela Lai. “La riforma del diritto di famiglia, datata 19 maggio 1975, trasforma profondamente la concezione del ruolo della donna: i coniugi sono considerati pari nelle scelte della famiglia, la donna non è più subalterna. A questo evento si ispira l’opera ‘Uguali’, che rappresenta due identità distinte ma unite: un tavolo con due piani, comunque uniti alla base -una colonna a base quadrata è tenuta stabilmente da un parallelepipedo di peperino di colore grigio forato al centro-, che, a seconda dell’altezza (regolata grazie a un meccanismo sali-scendi), può assumere funzioni diverse.
Solamente quando l’altezza diventa quella di un tavolo da pranzo, le due parti (i coniugi) formano un piano unico. Un supporto in ferro lucidato ne valorizza l’unione. Ecco così la mensa come momento di unione, comunione e confronto per la famiglia.
L’opera è stata realizzata in pietra di peperino scolpita, smaltata, cotta e intarsiata a fuoco con cristalli a spessore e ossidi per la parte centrale dei piani.
La scelta dei materiali è, insieme, di tradizione e di innovazione. I rivestimenti, usati da sempre nella maiolica, applicati alla pietra, corrispondono ai quattro elementi naturali e i colori utilizzati sono fortemente simbolici. L’acqua è rappresentata dalle trasparenze vitree, l’aria dalla purezza del bianco dello smalto e dalle esplosioni vulcaniche che la pietra genera in fase di lavorazione, la terra dalla pietra e dai rivestimenti, infine il fuoco dal rosso e dalla cottura e fusione di tutti gli elementi.
L’esecuzione della parte in ferro è stata affidata all’artigiano Angelo Pieracci, di Cura di Vetralla”.
Paola Ramondini. “La lampada da tavolo vuole essere un omaggio a tutte le donne d’Italia che hanno contribuito al suffragio universale.
La prima occasione di voto sono le elezioni del 2 giugno 1946, per il referendum istituzionale tra monarchia o Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente.
La lampada, realizzata in argilla bianca, raffigura l’unificazione d’Italia. Ogni cilindro o spirale rappresenta le italiane. La spirale, simbolo antichissimo, racchiude i concetti di espansione, crescita, sviluppo, equilibrio, progresso, direzione, iniziazione, centratura, consapevolezza, connessione, tutti determinanti per il processo di unificazione del Paese. Accendendo la lampada, si darà il via a una sequenza di colori che trasmetterà una infinità di sensazioni. I colori esprimono le diverse sensibilità delle donne che si sono ritrovate attorno al valore dell’unità”.
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