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Ausl - Il gruppo psicoeducazionale come strumento riabilitativo per i ricoverati in Spdc

Familiari utile terapia per pazienti psichiatrici

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– I familiari dei pazienti psichiatrici, se supportati adeguatamente, possono diventare degli importanti co-terapeuti nel processo di cura e trasformarsi i potenti alleati dell’équipe medica.

Questa è la conclusione a cui è arrivato il giovane tecnico della riabilitazione,Christian Fabbrizi, con la sua tesi di laurea, discussa la settimana scorsa ed elaborata dopo un anno di tirocinio nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell’ospedale Belcolle di Viterbo.

Un lavoro interessante e dai risvolti assistenziali utili, attraverso il quale il neo laureato ha voluto mettere in risalto la rilevanza del coinvolgimento dei familiari del paziente psichiatrico in un progetto terapeutico-riabilitativo, della partecipazione degli stessi ai gruppi psicoeducazionali ed evidenziare il ruolo del tecnico della riabilitazione psichiatrica all’interno di questo tipo di progetti.

“Con la chiusura degli ospedali psichiatrici – spiega Fabbrizi -, e lo spostamento dell’asse dell’assistenza psichiatrica sul territorio, si è andato sempre più delineando come nuovo utente a vario titolo dei servizi psichiatrici, a fianco del paziente, anche la sua famiglia, che adesso viene considerata una risorsa fondamentale nella cura della sua patologia.

Certo è bene considerare che questa risorsa non è inesauribile nel tempo, per cui va seguita e sostenuta. I familiari devono essere considerati co-terapeuti nel processo di cura del paziente, ma a condizione di essere sostenuti ed accolti nella loro sofferenza e smarrimento, nei loro sensi di colpa, nonché aiutati a interpretare e comprendere la crisi del paziente, tutto ciò per favorire una messa a punto ottimale di un progetto terapeutico più completo e funzionale possibile”.

È l’obiettivo che si vuole raggiungere con i gruppi psicoeducazionali dell’Spdc che si rivolgono ai familiari dei pazienti psichiatrici dal 2009 ogni quindici giorni dalle 16,30 alle 18. Un servizio che offre uno spazio di ascolto dove realizzare un approccio più realistico alla malattia e un percorso di cura più efficace e consapevole, in un momento di emergenza e di urgenza rappresentato dal ricovero.

L’équipe multidisciplinare che svolge il gruppo dei familiari è composta dalla psichiatra Catia Zucca, dalla psicologa Simona De Simoni, da due infermieri (Bizzarri e Del Buono), dall’assistente sociale (Pisani), e da alcuni tirocinanti dei corsi di laurea di psicologia e tecnico della riabilitazione psichiatrica.

Questo progetto è nato con l’intento sia di fornire informazioni sul ricovero, sia per ascoltare e sostenere i familiari nel dispiegarsi delle diverse situazioni problematiche in cui si vengono a trovare. Inoltre il fatto che diverse famiglie si incontrano e si scambiano le loro esperienze, alla presenza di esperti, permette una socializzazione della sofferenza e un sostegno tra pari fondamentale nella lotta allo stigma sociale che spesso si realizza verso la malattia psichiatrica.

Per questo motivo vengono messi in contatto anche con l’Associazione dei familiari dei pazienti psichiatrici presente a Viterbo.

“Quello che metto in risalto con la mia tesi – conclude Fabbrizi – è l’importanza di incrementare uno strumento così importante come i gruppi psicoeducazioanali che, per molti versi, è ancora sotto utilizzato”.


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30 novembre, 2011

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