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Lettere - Scrive Anna Maria Meaccini dopo il convegno della Cgil sulle infrastrutture

Un errore non aver parlato dell’aeroporto

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Francesco Lollobrigida, assessore ai Trasporti della Regione Lazio

Francesco Lollobrigida, assessore ai Trasporti della Regione Lazio, al convegno della Cgil

Riceviamo e pubblichiamo – Nell’occasione del convegno della Cgil sulle infrastrutture, che non si sia parlato dell’aeroporto non è un fatto positivo, da qualsiasi punto di vista si voglia guardare il problema: sociale, economico, viario e di collegamento, lo è principalmente per lo stantio isolamento che vive da sempre questa terra e che non mi sembra aver trovato sbocco per la trasversale, né tanto meno per la ferrovia.

Perché non è stato affrontato il problema dell’aeroporto? Non rientra forse nella viabilità, nelle infrastrutture e nello sviluppo di questa provincia, come era appunto il titolo del convegno stesso? Mi risulta che l’ex segretario Epifani, quando due anni fa venne a Viterbo era d’accordo, non parlarne oggi nel colmo della gravissima crisi che stiamo vivendo, mi sembra un errore politico.

Avevo sollevato il problema dell’aeroporto il mese scorso insieme a quello della sanità, ricevendo sull’aeroporto anche commenti critici da parte di alcuni lettori; questa assise, alla quale non ho potuto partecipare per motivi di lavoro, mi permetterà sia di rispondere alle critiche dei lettori, sia di giungere a delle considerazioni finali, che mi auguro possano diventare occasione di approfondimento e di azione.

Ho letto con interesse e attenzione tutti i commenti dei lettori, perché è molto importante ragionare, soprattutto in un momento sociale ed economico difficile come questo, in cui la politica ha perso la fiducia dei cittadini e perché il dissenso è sempre e comunque occasione di confronto e di democrazia.

Ma alle critiche fatte sull’aeroporto voglio fare delle rettifiche, perché le ritengo doverose e perché non mi reputo una persona che parla a sproposito, fuori dalla realtà e senza documentarsi.

Invito chi le ha fatte a leggere con molta attenzione il decreto del 26 Novembre 2007 del ministro Bianchi del governo Prodi che individuava Viterbo come sede del terzo scalo aeroportuale del Lazio; il decreto è chiaro, la sede viene scelta con una serie di motivazioni logistiche, tecniche serie e con la prerogativa di creare la ferrovia veloce con Roma, come infrastruttura prioritaria, di fronte ad un’agguerrita concorrenza di Frosinone, Latina e Guidonia che sono già collegate con Roma molto meglio di noi.

Non è necessario essere persone molto astute, per capire quanto questa scelta era importante e che avrebbe comportato realmente un grande vantaggio per Viterbo nel Lazio, considerato che siamo la provincia più a nord,ma la più depressa e svantaggiata dal punto di vista viario, sociale ed economico.

La realizzazione dell’aeroporto poteva essere l’occasione per realizzare prima la ferrovia e la trasversale, ma noi non siamo abituati a valutare e a guardare in prospettiva; per noi è più facile fare critiche sterili, non prendere impegni politici chiari, quando si tratta di scelte che riguardano lo sviluppo del territorio , che possono contribuire a determinare il futuro di una terra. Questo è stato anche ciò che ho avvertito di più in negativo, quando sono stata in prima persona impegnata in politica,sulla sanità di questa provincia.

L’ho detto, ho apprezzato molto il movimento “Con i piedi per terra” perché ha approfondito il problema, ha fatto iniziative democratiche, degne di considerazione, ma non del tutto veritiere.

Credo che l’aeroporto vada realizzato per spezzare l’isolamento di Viterbo, perché l’isolamento non dà opportunità a nessuno, in particolare ai giovani, perché restringe la mentalità e perché isolati non si va da nessuna parte.

Voglio anche ricordare al partito della Sinistra ecologia e libertà che seppur è vero che non esisteva al momento del decreto come partito organizzato, era comunque una componente di quella sinistra frammentata del governo Prodi, che ha detto poi no all’aeroporto, senza nemmeno considerare che il ministro Bianchi era stato nominato su indicazione di Oliviero Diliberto e che nella sfiducia della politica dei nostri giorni, che riguarda tutte le forze politiche, un po’ di coerenza non guasterebbe.

Un’altra cosa che mi dispiace molto è quella che riguarda l’università della Tuscia perché qualcuno ha scritto “no all’aeroporto perché tanto alla nostra Università ci devono venire a studiare solo da Orvieto, dalla provincia di Viterbo, massimo da Roma” come per dire che abbiamo un’eccellenza ma che non potrà mai avere un respiro nazionale ed europeo come oggi si confà a un’università moderna e competitiva. Ebbene credo che questo sia proprio troppo, perché mortifica l’intelligenza e il futuro.

E’ chiaro che le potenti compagnie aeree stanno facendo del tutto per non spostarsi da Roma,loro si per convenienza e profitto, ma noi non possiamo cedere al loro furbo gioco.

E’ qui che il partito democratico deve ritornare a giocare la sua carta, la deve rivendicare come una scelta giusta del suo governo, come il frutto più grande che aveva prodotto per questa terra, dove la Regione Lazio e la Provincia di Viterbo avevano lavorato bene, con impegno e serietà, perché era un’occasione di sviluppo e, permettetemelo di dire, anche sostenibile dal punto di vista ambientale.

Su questo non possiamo fare sconti a nessuno, neanche a chi sotto l’aspetto ecologista si oppone alla realizzazione dell’aeroporto, facendo un grande favore alle compagnie aeree e molto meno allo sviluppo sociale, economico e culturale della Tuscia.

E’ fin troppo evidente che la situazione economica e sociale in questa provincia è sempre più grave, che siamo sempre più isolati, che Roma ci depreda su tutto, sulla sanità, sull’aeroporto, ma noi continuiamo a rincorrerla, ad essere reverenti, senza neanche riuscire a capire che l’aeroporto sarebbe stata un’opportunità di maggiore indipendenza e nello stesso tempo occasione per ottenere collegamenti più rapidi.

Che di questo al convegno della Cgil non se ne sia parlato è un fatto d’insufficiente sensibilità nei confronti del territorio e delle esigenze di lavoro, che ha dato un grande avallo alla fallimentare politica di centrodestra a tutti i livelli e senza considerare che a nord la provincia non finisce a Viterbo, ma ci sono altri 75 chilometri di isolamento che non sono stati nemmeno citati.

Anna Maria Meaccini


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13 novembre, 2011

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