Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al direttore generale Adolfo Pipino – Egregio direttore generale, riteniamo doveroso intraprendere nuovamente iniziative in merito alla, ormai cronica, carenza di infermieri nei presidi ospedalieri dell’Azienda Usl da lei diretta e in particolar modo presso il presidio ospedaliero di Belcolle.
Come è noto, la diminuzione di infermieri è diventata quasi quotidiana a causa della scadenza di incarichi ed a causa di malattie e/o infortuni sul lavoro da parte dei professionisti in questione.
L’aggravarsi di tale situazione è diventata costante e, anziché essere “l’eccezione”, è ormai la norma. Ciò non può evitare interventi, da parte della scrivente organizzazione sindacale, per cercare di stimolare, con forza, decisioni da parte sua, considerato che la Regione Lazio, in attuazione del piano di rientro, resta sorda e indifferente al fatto che l’assistenza sanitaria attuale sta sfiorando situazioni da terzo mondo destinate ad un peggioramento.
La decisione di accorpare reparti di degenza per far fronte a questa grave problematica, sfocia nel risultato di aggravare il carico di lavoro degli Infermieri stessi, costretti a seguire più unità operative, con primari, medici ed esigenze diverse, oltre a ritrovarsi, magari, in una proporzione di un Infermiere ogni 12 pazienti da assistere e con circa 70 metri di corridoio.
Tutto ciò, egregio direttore, mentre ci potrebbero essere Infermieri che, da anni, passano almeno il 70% del proprio orario di lavoro giocando al solitario con il computer o navigando su internet per i propri comodi, e di questo vedremo di interessare prossimamente la Procura della Repubblica e la Corte dei conti, nonchè altre autorità che verranno ritenute opportune.
Risulta che, alla scadenza degli incarichi, su posto vacante, del 31 dicembre, venga adottata una proroga che, potrebbe essere utile per non aggravare ulteriormente la situazione, ma allo stesso tempo crea discriminazione tra coloro che, magari tra i primi in graduatoria, hanno lavorato solo per pochi mesi, e sicuramente non resteranno in silenzio a guardare e non saranno soli, poiché, quantomeno, troveranno la Confael al loro fianco, mentre gli ultimi in graduatoria si troveranno ad essere agevolati.
Ci permettiamo di suggerire una ampia riflessione sulle scelte, anche tenendo conto che esiste una graduatoria, ancora incompiuta, risalente all’anno 2010 ed una nuova graduatoria scaturita da un avviso pubblico nel 2011.
Siamo, tuttavia, consapevoli delle difficoltà che deve affrontare per superare gli ostacoli che la Regione Lazio impone, ma siamo altrettanto consapevoli che, perdurando questa situazione, si raggiunge il solo risultato di allontanare ulteriormente gli utenti che non hanno altra scelta se non quella di una mobilità passiva verso altre provincie o regioni limitrofe, con tutti i disagi che ne conseguono.
Le liste di attesa per alcune prestazioni hanno raggiunto o stanno raggiungendo tempi biblici ed in alcuni casi, dove non ci sono mezzi, anche economici, è opportuno precisare che l’unica scelta obbligata è quella di essere condannati a morire.
Concludiamo affermando che siamo ormai giunti al punto di pretendere decisioni incisive e coraggiose.
Egidio Gubbiotto
Confael Sanità – Viterbo
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