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– C’è chi lo infila in una lampadina, chi in un libro o in un vecchio televisore (gallery).
Chi lo fa microscopico e chi maestoso. Chi lo preferisce stilizzato e chi lo cura nei minimi dettagli.
L’importante è che i cinque personaggi principali ci siano sempre: Giuseppe, Maria, Gesù Bambino, il bue e l’asinello. La natività. Il simbolo più puro ed essenziale del Natale.
Nel chiostro della basilica della Quercia la tradizione si ripete ormai da undici anni.
Cento presepi, tutti diversi e tutti artigianali, esposti nel chiostro della chiesa.
Sono creati da artisti locali o da persone qualunque che per puro diletto e per celebrare il Natale si armano di fantasia e di buona volontà utilizzando i materiali più disparati.
E così passeggiando per il suggestivo chiostro se ne possono vedere davvero di tutti i colori e di tutte le salse. C’è il presepe di pane, quello di legno e quello di cioccolata. In tutto sono un centinaio, alcuni piccolissimi racchiusi in teche ed espositori, altri più grandi che occupano un tavolo intero.
L’idea dei cento presepi nel chiostro è nata nel 2001 da Carlo Zena che propose di organizzare la mostra su ispirazione di quell’esposizione internazionale di natività che veniva fatta a Roma nelle sale del Bramante in piazza del Popolo.
Ironia della sorte anche alla Quercia il chiostro della basilica è dedicato al Bramante. Un’analogia in più con la mastodontica mostra della Capitale che ha dato ancor più stimolo agli organizzatori locali.
Tra i collaboratori di Zena non vanno dimenticati Antonio Manzo e Saturnino Filippi e, ovviamente, il parroco della basilica che ospita la mostra con piacere e con onore per festeggiare ogni Natale ricordando, più di ogni altra cosa, il suo fulcro religioso: la nascita di Gesù.
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