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Sanità - Acquapendente - Scrive un lettore sulle sorti della struttura

Di che male morirà l’ospedale?

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Acquapendente

Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,

avrei voluto lasciare un semplice commento all’articolo apparso il 24 dicembre nel suo bel quotidiano dal titolo “Ospedale, il Pd dimentica il decreto Marrazzo”, poi, però, mi sono reso conto che quanto avrei voluto scrivere sarebbe stato troppo lungo per il forum messo a disposizione del lettore.

Mi permetto quindi di chiederle ospitaltà per esternare la mia profonda delusione nei confronti della politica e delle istituzioni che ne risultano essere l’espressione.

Dell’ospedale di Acquapendente ne ho sentito parlare, in termini di chiusura, fin da quando ho lasciato, tanti anni fa, il mio amato paesello natio per dedicarmi alla mia attività.

Nel tempo la ridda di ipotesi sulla sorte del nosocomio si sono alternate a raffica: chiude, non chiude, si trasforma, viene potenziato…anzi no… trasformato con riduzioni funzionali.

L’unico risultato certo è stato quello di trasformarsi in una telenovela senza fine un po’ come Beautiful della quale non si vede mai la scritta “The End”, la fine.

La politica, a partire dal dopoguerra, ha condizionato e talvolta stravolto l’esistenza di questo sereno paesello (non tanto) posto al confine con la Toscana e l’Umbria.

In tempi remoti è stato escluso dalla grande via di comunicazione sulla direttrice Roma-Firenze; il tracciato dell’AutoSole la cui determinazione, condizionata dalla politica fanfaniana, ha fatto cadere in coma profondo la già ammalata economia locale a carattere prettamente agricolo.

Siccome, poi, i mali non vengono mai da soli da Acquapendente sono sparite, con il tempo, istituzioni di prestigio quali la pretura e la sede episcopale.

La sanità nazionale ha poi commesso una profonda ingiustizia nei confronti dell’alta Tuscia, privilegiando altre località.

Mi riferisco alla istituzione dei distretti sanitari di Montefiascone e Vetralla due siti a soli quindici chilometri dal capoluogo, preferendole alle effettive necessità del territorio dando così un calcio al senso di giustizia e di buona logica.

A dare il colpo di grazia ai poveri aquesiani ci si è messo di mezzo anche il forte debito regionale che ha indotto le giunte succedutesi negli anni a ridurre drasticamente i bilanci della sanità.

A parte il fatto che per creare un grosso debito è necessario che qualcuno spenda molto di più di quanto incameri e che quel qualcuno dovrebbe risponderne a tutti gli amministrati e magari anche alla corte dei conti, mi chiedo perché i tagli si facciano solo sulla pelle dei cittadini e non sulla riduzione degli sprechi (si vedano i vitalizi baby, consulenze inutili, privilegi, auto blu e tutto ciò che ogni italiano vorrebbe si riducesse anche a livello centrale).

Prima Marrazzo poi la Poverini hanno dato il meglio per rendere incomprensibile la sorte dell’ospedale. A loro si sono aggiunti consiglieri regionali di ogni parte che più di chiarire hanno solo cercato di tirare l’acqua al proprio mulino elettorale lasciando nel dubbio e nello sconforto il già confuso aquesiano medio.

Certo anche i rappresentanti locali non sono riusciti a trovare la chiave di volta per una strategia condivisa al fine di ottenere l’unico risultato interessante: quello di garantire il diritto alla salute con il minor disagio possibile.

Qualcuno ci ha provato con esternazioni goliardiche senza però ottenere il risultato voluto facendo, piuttosto, irrigidire le posizioni di chi conta.

Che dire poi dell’operato della direzione sanitaria provinciale?… un pesce in barile.

Insomma a me sembra che il problema tirato a lungo per lustri avrebbe potuto, nel rispetto dell’economia delle forze, essere stato risolto in tempi ragionevoli e senza lasciare un vasto territorio privo di certezze… finalmente, rimanendo in tema, si sarebbe potuto sapere di che male si muore.

La popolazione aquesiana e dei diversi paesi limitrofi ha il sacrosanto diritto di vedere riconosciuta la sua condizione disagiata rispetto ad altre realtà laziali che solo perché si trovano vicino ai palazzi del potere godono di attenzione e di infinita comprensione.

Cosa ne dice la bella Renata? Non risponda, per piacere, con il suo inconfondibile sorriso a trentadue denti, ma dia finalmente una risposta certa e definitiva.

Grazie per l’ospitalità.

Gen.B. Roberto Grifoni


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27 dicembre, 2011

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