Riceviamo e pubblichiamo – Si è svolta nella splendida cornice dell’Hotel Ristorante Eremo di Soriano la prima cena conviviale del movimento politico indipendente “La mia Tuscia”.
Tra una deliziosa portata e l’altra, il presidente Renzo Poleggi ha illustrato agli oltre cinquanta intervenuti i programmi e gli obiettivi che il giovane movimento si pone, spaziando da progetti strutturali all’impegno nel campo del sociale, passando per il rilancio del territorio e delle aziende in esso operanti e alla creazione di un marchio Made in Tuscia che sia identificativo delle attività imprenditoriali e artigianali della nostra terra e ne costituisca titolo di merito sia come presenza in mostre, fiere e qualsiasi forma di promozione territoriale, e sia nell’assegnazione di appalti pubblici, fonte di lavoro assolutamente indispensabile per salvaguardare posti di lavoro, ma ormai sempre più quasi esclusivo appannaggio di aziende straniere.
Tra le varie idee e progetti illustrati da Poleggi spicca, oltre al già citato Made in Tuscia, una revisione di alcune manifestazioni viterbesi: da Santa Rosa che deve tornare a essere totalmente dei viterbesi, a San Pellegrino in Fiore, ex fiore all’occhiello della città e ultimamente declassata a mostra degli ortaggi.
Altro punto illustrato è stato quello riguardante l’impegno per il sociale, uno dei punti cardine del programma politico della Mia Tuscia, che propone lo stanziamento di maggiori finanziamenti da parte dell’amministrazione da destinare in modifiche architettoniche e contributi per case-famiglia, anziani e categorie disagiate, magari recuperando fondi spendendo meno in aiuole fiorite e in finanziamenti e contributi non proprio indispensabili.
Poleggi ha inoltre definito la visione che La mia Tuscia ha della Viterbo futura: una città che per essere al passo dovrà necessariamente modernizzarsi, senza però rinnegare le sue radici, reinventandosi realmente nella sua dimensione di città d’arte e cultura a vocazione prevalentemente turistica, imparando a vendere il prodotto città di Viterbo in modo più efficace e concreto, imparando a fare cassa con le sue bellezze naturali e architettoniche senza più chiudersi nel suo isolamento, condizione che non ci possiamo più permettere.
Non è più tollerabile che Ferento, Castel D’Asso ecc., solo per citare un esempio, siano letteralmente abbandonate a se stesse e alla disponibilità e buon cuore dei volontari, quando dovrebbero essere sfruttate a fini turistici.
Bisognerà farsi promotori di iniziative che rendano fruibili al turista alcune strutture chiuse al pubblico tipo la Torre della Rocca, il campanile di piazza del Comune, ma anche le nostre bellissime chiese, troppo spesso chiuse. Tutto ciò potrebbe portare qualche euro nelle aride casse della nostra città.
La storia della nostra Tuscia è piena di appuntamenti mancati e di occasioni trascurate. Sono cinquant’anni che si parla di città termale, di raddoppi ferroviari e stradali per non parlare di aeroporti e porti commerciali e poco o nulla si è fatto per valorizzare quella che al momento è l’unica industria che può sorgere sul nostro territorio: quella del turismo.
Nel ringraziare tutti gli intervenuti, Poleggi ha ribadito la necessità di proseguire con il progetto quarto polo di cui “La mia Tuscia” è promotore, una sorta di coalizione formata da partiti, movimenti politici, associazioni e quant’altro si identifichi in un progetto politico che abbia come punto centrale la rinascita del territorio della Tuscia, fuori dagli schemi dei grandi partiti e dei suoi esponenti, più o meno sempre gli stessi da anni, con molti di loro che forse pensano di più alla propria carriera politica piuttosto che al benessere del territorio della nostra bella Tuscia.
La mia Tuscia
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