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Viterbo - Lettere - Scrive Angelo Ciccarella

L’acqua è pubblica, senza se e senza ma

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Il comune di Viterbo

Il Comune di Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – L’acqua è un bene pubblico da salvaguardare e utilizzare secondo criteri di solidarietà.

Con la creazione del servizio idrico integrato, spesso gestito come merce dalle varie spa e finanziato esclusivamente dalle “bollette”, si è giunti ad un esito fallimentare perché non ha modificato niente: le perdite d’acqua sono continuate, le fognature sono rimaste incomplete, i nuovi depuratori son rimasti chimere, nessun investimento sulla qualità e sulla distribuzione.

Come se non bastasse, la nostra rete idrica viterbese ha subito infiltrazioni di arsenico, che ha raggiunto in alcuni comuni percentuali pericolose per la salute pubblica.

La proposta di un cittadino che non ha tessera di partito, né aspira a diventare politicante, è questa: si definisce l’accesso all’acqua come un diritto universale e non una merce, si stabilisce l’obbligo di fornire 50 litri d’acqua al giorno (il minimo vitale definito dall’Onu), gratuiti ad ogni abitante, e il resto a tariffa secondo fasce di reddito e con incremento a consumo; gli indispensabili investimenti per la miglioria del servizio a carico della fiscalità generale (le tasse), e soprattutto chiede che l’acqua bene comune, possa essere gestita senza logiche di profitto, come un’azienda pubblica al pari della sanità e della scuola.

È bene sottolineare la differenza che esiste tra bene pubblico e bene comune. Entrambi possono essere gestiti da enti pubblici ma il bene comune è inalienabile, nessuno ad esempio, può vantare diritti sulla pioggia.

L’istinto di sopravvivenza e l’intelligenza del popolo italiano hanno avuto la meglio su leggi liberticide e perniciose, e grazie al referendum del 12 e 13 giugno 2011, ha inoltre abrogato il decreto Ronchi (convertito nella legge 166/2009), che obbligava tutti i gestori delle spa ad avere una maggioranza di azionisti privati.

Ma non basta ancora, purtroppo. A Viterbo una spa municipalizzata gestisce l’acqua pubblica, ma secondo la sua ragione sociale segue logiche che vanno in tutt’altra direzione rispetto al diritto inalienabile del cittadino, e non fa sconti a nessuno, sospendendo il servizio di erogazione ai morosi, considerati alla stregua di criminali.

Non ci sorprende, certo, che una azienda privata persegue il profitto sopra ogni altra cosa; ci sorprende, invece, che l’attuale amministrazione non si renda conto che un bene comune, imprescindibile come l’acqua, non si può e non si deve ritenerlo una merce.

Cosa vogliono fare il sindaco di Viterbo, Giulio Marini e il presidente della Provincia, Marcello Meroi, per tutelare il diritto inalienabile di cittadini ed elettori, ma soprattutto di bambini, anziani e malati, ad usufruire dell’acqua pubblica, senza restrizioni ideologiche e contro il liberismo selvaggio del profitto?

L’acqua è vita e nessuno di noi lascerebbe che la propria vita, per quanto faticosamente vissuta, fosse gestita da altri.

Angelo Ciccarella


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8 dicembre, 2011

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