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Economia - Intervista alla 30enne di recente eletta nel direttivo dei giovani imprenditori di Unindistria

Martina Giusti: “Imprenditori si nasce”

di Paola Pierdomenico
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Martina Giusti

Martina Giusti

– “Imprenditori si nasce”.

Ne è convinta Martina Giusti. Per la 30enne di Bassano in Teverina di recente eletta nel direttivo dei giovani di Unindustria, gestire un’azienda non è solo un lavoro. E’ una scelta di vita. Una vocazione per cui servono idee e buonavolontà. Cresciuta nella sua azienda, la Policarta srl, fin da piccola ne ha respirato l’atmosfera. Ne ha appreso i meccanismi. L’ha vissuta e ora la gestisce.

La giovane ha assunto l’incarico con grande serietà, decisa a rilanciare il ruolo di Viterbo nel Lazio.

Come ha preso la nomina nel direttivo?
“Viterbo doveva esprimere un rappresentante e mi sono candidata – spiega la Giusti -. La base elettorale era ampia, ma ero comunque tranquilla perché sapevo di essere appoggiata da buona parte dei giovani di Roma e di Viterbo. Quando mi hanno confermato la notizia – continua – sono stata contenta. Sarà un privilegio e anche un impegno portare le esigenze del nostro territorio su un tavolo a cui siedono tutte le province del Lazio, esclusa Latina che spero si unisca presto”.

E’ l’unica viterbese, dunque?
“No, in tutto siamo tre. Con me, c’è anche il presidente dei giovani imprenditori di Viterbo, mio fratello Stefano Giusti, e Marco Brugiotti che sarà il delegato portato dal presidente”.

Quali saranno le prime mosse da membro del direttivo?
“Lavorare per Viterbo, per farla conoscere meglio nel Lazio, cercando di riunire le attività imprenditoriali per rilanciare l’economia e sviluppare il turismo. Voglio cercare idee e persone sul territorio che possano aiutare la nostra provincia a crescere”.

Non la spaventa questa sfida?
“Assolutamente no – afferma sicura -. Anzi. Se dovessero spaventarmi le sfide non avrei potuto fare questa scelta di vita e di carriera. Non avrei potuto gestire un’azienda che, per quanto piccola, lavora in tutto il mondo e si confronta con i mercati e i clienti. Anche l’attività e l’impegno per Unindustria sono stimolanti. Tutti i giorni avrò contatti con persone che fanno il mio mestiere e dalle quali potrò attingere esperienza e professionalità”.

Di cosa si occupa la sua azienda, la Policarta Srl a Bassano in Teverina?
“Ci occupiamo di imballaggio flessibile per il settore alimentare. In poche parole – spiega – facciamo confezioni per pane, pasta, caffè, zucchero o farina. L’azienda è stata fondata nel 1983, ma abbiamo una tradizione di 150 anni. Almeno quattro generazioni. Prima ci occupavamo di altre attività, è stato mio padre ad aprire questa società che fa trasformazione”.

Come ha deciso di dedicarsi all’imprenditoria?
“Un po’ perché la respiro da quando sono nata – racconta -. La mia famiglia ha sempre fatto questo e non potevo immaginare di fare altro. E poi perché quando ho lavorato da dipendete mi sono resa conto, proprio per il tipo di educazione professionale che avevo avuto, che faticavo a farlo.

Insomma non era la vita che avrei voluto – continua – . So che per una donna gestire una parte delle attività aziendali non è semplicissimo. Il lavoro è impegnativo, si inizia la mattina e si finisce la sera. A volte capita di lavorare il sabato e la domenica. Il pensiero è sempre per la tua azienda. E’ una vita impegnativa. Ma non potrei davvero fare altro”.

Ha dunque la vocazione del capo?
“No, non sono un capo – tiene a precisare – perché nell’azienda ci sono ancora mio padre, mia madre e mio fratello. Sono il capo di me stessa nella parte che gestisco. Se voglio un risultato, devo essere io a lavorare per ottenerlo. Sento di avere una responsabilità nei miei confronti e in quelli della mia famiglia e dei venti dipendenti che ci lavorano”.

A livello nazionale quali sono i problemi per un giovane che vuole intraprendere questa strada?
“Ora il problema principale è ovviamente la crisi – dice -. Oggi per un giovane, intraprendere questa strada è difficile perché mancano le risorse. Fermo restando che se hai una buona idea, in qualche modo si trovano: attraverso i fondi europei, per esempio, o quelli veicolati dalle istituzioni locali. Serve, però, dedizione, nel senso che questa attività non può essere un’alternativa a un lavoro che non c’è. Fare l’imprenditore è una vocazione. Devi averlo dentro per carattere e attitudine”.

E nella provincia di Viterbo, come è la situazione?
“Secondo me vale lo stesso discorso – dice, aggiungendo – ma qui il problema è anche la vocazione imprenditoriale che non c’è. Almeno io, vivendola da giovane imprenditrice, mi rendo conto che la struttura di Unindustria fa fatica a trovare giovani imprenditori nel nostro territorio, quando invece su Roma e sulle altre province la realtà è diversa.

Nel resto del Lazio, i ragazzi sembrano mettersi più in gioco, forse perché c’è maggiore difficoltà a trovare lavoro e fare impresa è l’unica possibilità di avere un’occupazione. E anche perché è diversa la cultura imprenditoriale, nel senso che noi abbiamo una tradizione più che altro agricola. C’è difficoltà a reperire imprenditori a Viterbo, ma non per questo mancano aziende valide. Lavorerò per promuovere l’imprenditoria giovanile, che oggi potrebbe essere una delle spinte in grado di portarci fuori dalla crisi”.

Da giovane come vive la crisi e come pensa se ne uscirà?
“La crisi prima o poi deve passare – afferma -. Si fatica, lo so. Servono nuovi sbocchi. Non ci si può presentare sul mercato con le stesse idee di tutti. La mia azienda negli ultimi anni, anche a discapito del bilancio, ha investito tantissimo in ricerca e innovazione per trovare nuovi prodotti, nuovi materiali e nuove soluzioni da proporre. E questo ci ha salvato. Se siamo ancora sul mercato e siamo riusciti a crescere del 38 per cento rispetto allo scorso anno è perché ci siamo inventati prodotti, processi e materiali nuovi”.

Cioè…
“Negli anni abbiamo sviluppato ben 33 brevetti su materiali diversi, alcuni per il confezionamento del pane fresco e quest’anno abbiamo investito tanto nel promuovere uno dei nostri prodotti che permette di confezionare i prodotti precotti e surgelati e di riscaldarli direttamente nella confezione.

Lo abbiamo proposto negli Stati Uniti e in Inghilterra e abbiamo ottenuto risultati straordinari, perché siamo andati a risolvere un problema: non si sporcano i forni per riscaldare i prodotti ed è stata ridotta anche la loro manipolazione.

Il segreto è individuare problemi e trovare le soluzioni, incontrando le richieste del mercato. Se si fa quello che fanno tutti, l’unica leva competitiva è il prezzo e oggi, con la crisi, non è il modo giusto per restare in piedi. Servono prodotti che diano un vantaggio competitivo. Noi lo abbiamo fatto e questo ci ha portato a crescere del 38 per cento, anche perché ci siamo lanciati nei mercati stranieri e questo ci ha dato un po’ di respiro”.

Il suo consiglio per un giovane che volesse intraprendere questa carriera?
“Avere una buona idea su cui basare la propria attività. Un’idea che risponda alle esigenze del mercato e avere soprattutto tanta buona volontà – conclude –. Non bisogna avere paura di rischiare perché altrimenti questo mestiere non si fa. Il lavoro è tuo e sei tu che te lo devi costruire”.

Paola Pierdomenico


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21 dicembre, 2011

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