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Rino Gaetano in Sei ottavi

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Riceviamo e pubblichiamo – La ruvidezza anarchica delle sue corde vocali è una graffiante denuncia alla società dell’epoca, anche se è riduttivo confinare nel passato la forza di questo lungimirante messaggio profetico.

Potremmo tranquillamente applicarlo all’attualità dei nostri giorni, con quel Capofortuna che regala sorrisi agli elettori e quel fratello figlio unico che crede ancora nell’esistenza di sfruttati, malpagati e frustrati. L’ eccentricità nascosta dietro al nonsense apparentemente assurdi, dice tutto dello stile provocatorio e ironico caratteristico di questo cantastorie. Con camicia a righe rosse, frac, cilindro e scarpe da ginnastica Rino Gaetano si presenta sul palco del Festival conquistando il terzo posto con la canzone “Gianna”: quanto avremmo voluto essere tra il pubblico in quel lontano ‘78!

Ma se quel camion sulla Nomentana ci ha tolto per sempre la possibilità di vederlo dal vivo, Antonio e Salvatore Capobianco si prendono l’impegno di farlo rivivere in musica mettendo insieme nel 2002 un gruppo in suo onore, I Sei Ottavi (titolo non a caso mutuato da uno dei testi di Rino).

Non si tratta di semplici cover, ma dell’unica possibilità di gustare attraverso performance live il genio di un artista prematuramente scomparso.

Una vera e propria tribute band che non si esibisce in una mera imitazione, ma con lo scopo di omaggiare il cantautore calabrese trasmettendone il messaggio storico culturale. L’unica “imitazione” (involontaria ma graditissima) è l’impressionante somiglianza delle voci dei due fratelli all’originale, che contribuisce a far percepire concretamente l’essenza del cantante. Il concerto dei Sei Ottavi è un modo per non dimenticare il passato, ma anzi riscoprire e attualizzare quelle contraddizioni sociali ironizzate in filastrocche.

Quindi che scriviate poesie, vogliate l’aumento, mangiate patate o beviate un bicchiere… sabato 3 dicembre dovete assolutamente venire a godervi un po’ di cielo blu all’Officina Belushi. E citando ancora: “Ma dove vai, vieni qua, ma che fai?” All’Officina non ci vai?!

Taryn Massaro


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1 dicembre, 2011

Viterbo - Sabato 3 dicembre

Rino Gaetano in Sei ottavi

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Riceviamo e pubblichiamo – La ruvidezza anarchica delle sue corde vocali è una graffiante denuncia alla società dell’epoca, anche se è riduttivo confinare nel passato la forza di questo lungimirante messaggio profetico.

Potremmo tranquillamente applicarlo all’attualità dei nostri giorni, con quel Capofortuna che regala sorrisi agli elettori e quel fratello figlio unico che crede ancora nell’esistenza di sfruttati, malpagati e frustrati. L’ eccentricità nascosta dietro al nonsense apparentemente assurdi, dice tutto dello stile provocatorio e ironico caratteristico di questo cantastorie. Con camicia a righe rosse, frac, cilindro e scarpe da ginnastica Rino Gaetano si presenta sul palco del Festival conquistando il terzo posto con la canzone “Gianna”: quanto avremmo voluto essere tra il pubblico in quel lontano ‘78!

Ma se quel camion sulla Nomentana ci ha tolto per sempre la possibilità di vederlo dal vivo, Antonio e Salvatore Capobianco si prendono l’impegno di farlo rivivere in musica mettendo insieme nel 2002 un gruppo in suo onore, I Sei Ottavi (titolo non a caso mutuato da uno dei testi di Rino).

Non si tratta di semplici cover, ma dell’unica possibilità di gustare attraverso performance live il genio di un artista prematuramente scomparso.

Una vera e propria tribute band che non si esibisce in una mera imitazione, ma con lo scopo di omaggiare il cantautore calabrese trasmettendone il messaggio storico culturale. L’unica “imitazione” (involontaria ma graditissima) è l’impressionante somiglianza delle voci dei due fratelli all’originale, che contribuisce a far percepire concretamente l’essenza del cantante. Il concerto dei Sei Ottavi è un modo per non dimenticare il passato, ma anzi riscoprire e attualizzare quelle contraddizioni sociali ironizzate in filastrocche.

Quindi che scriviate poesie, vogliate l’aumento, mangiate patate o beviate un bicchiere… sabato 3 dicembre dovete assolutamente venire a godervi un po’ di cielo blu all’Officina Belushi. E citando ancora: “Ma dove vai, vieni qua, ma che fai?” All’Officina non ci vai?!

Taryn Massaro


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1 dicembre, 2011

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