Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni siamo chiamati a rispondere ai lavoratori degli ennesimi sacrifici imposti dall’ennesima manovra.
Quindi a rappresentare un disagio e una protesta, che abbiamo promosso e guidato, e alla quale intendiamo dare continuità, perché i pesi e i costi di un risanamento, pure necessario, ricadano con equità su chi finora si è sottratto, e magari è stato artefice di sprechi, scelte sbagliate o mancate.
Le forze politiche hanno delegato al Governo tecnico una responsabilità che era ed è nella loro missione democratica. Un’operazione certamente anomala, che evidenzia quindi di una crisi del sistema politico a svolgere la sua funzione di orientamento e governo del Paese.
In una democrazia funzionante il sistema politico non abdica di fronte alle difficoltà, anzi in questi frangenti deve metter in campo il meglio.
Da parte nostra, del sindacato, anche e soprattutto quando le manovre riguardano direttamente il mondo del lavoro, i diritti sociali, non possiamo e non vogliamo fare come la politica. Quindi vogliamo svolgere fino in fondo il ruolo di contrattazione e rappresentanza degli interessi di questo mondo, assumendoci la responsabilità della protesta e quello della proposta.
Non accetteremo certo di farci ridimensionare in questo ruolo o di entrare anche noi in stand-by.
Senza voler dare lezioni, una sottolineatura alla politica riteniamo però utile esternarla, nel registrare il dibattito che s’è aperto sui costi della politica.
Sottolineare un sentimento diffuso tra la nostra gente che raffigura la politica come estranea, indifferente, inutile quanto onerosa. E non vedere quanto la questione dei costi diretti dei politici, e cioè la somma di indennità, doppi stipendi, vitalizi e pensioni, che nel concreto sono lontani anni luce dai trattamenti economici e previdenziali della stragrande maggioranza dei lavoratori e pensionati, alimenti questo sentimento è da miopi. E’ la misura più clamorosa di una distanza vera.
Ora non ci compiacciamo di questo sentimento, perché rischia veramente di buttare via il bambino con l’acqua sporca, cioè i costi ingiustificati ed ingiustificabili del personale politico/istituzionale con la politica, e le istituzione democratiche rappresentative, che dovrebbero invece essere lo strumento di partecipazione al bene collettivo.
Allora la politica faccia un passo avanti, verso questa funzione. La difenda veramente, rinunciando ai privilegi che non hanno ragione e che cozzano con quella sobrietà ed austerità che viene ancora una volta richiesta a tutti gli italiani.
Recuperi credibilità, affrontando le questioni che oggi ci preoccupano di più: il lavoro, innanzitutto. In questa provincia andiamo incontro a un anno difficile, in alcuni settori in particolare, come il nostro.
Allora sarà il caso di dare risposte concrete a quelle questioni che possono subito aiutarci a creare qualche occasione di lavoro in più: l’housing sociale, le incompiute infrastrutturali, l’avvio della Tirrenica per la quale non capiamo ulteriori ritardi, i contratti d’area per cui ci sono i finanziamenti privati che aspettano risposte.
Insomma un segno che nell’avvio di questo anno che si prospetta di recessione generale c’è un impegno di contrasto vero. Abbiamo bisogno, come dice il presidente della Repubblica, di fare uno sforzo comune per uscire da questa situazione. Perché l’idea di comune sia vera e accettata deve starci il principio che chi ha più risorse, più potere le metta in campo nella stessa proporzione. I politici godono di più risorse, le taglino. Hanno potere, lo esercitino. Fatti concreti, questa è la risposta.
Fabio Turco
Segretario generale Filca Viterbo
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