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Il ricordo dell'editore Davide Ghaleb

Felice Norcia, uno dei maestri più illuminati di Vetralla

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– Felice Norcia se n’è andato… Si è spento il primo gennaio 2012, all’età di 79 anni, Felice Norcia, uno dei “maestri elementari” come lui stesso continuava a definirsi, più illuminati del territorio vetrallese.

Fine intellettuale, “aveva la natura del vero lettore” come scrisse l’amica Angela Giannitrapani rendondolo personaggio di uno dei suoi racconti.
È diventato maestro per caso.

Dopo la guerra, il diploma più rapido era quello di insegnante elementare. 
Ottenne l’abilitazione all’insegnamento non conoscendo quanti e quali fossero i metodi per insegnare a “leggere, scrivere e far di conto”. Unico modello, la sua stessa maestra. Andò avanti con dettato-tema-problema-sette re di Roma-Piemonte ai piedi del monte.

Ma non riusciva a sopportare che il 6 nel 2 non ci stava, anche se il 2 era al posto delle migliaia. Così il disagio dei primi anni assunse l’aspetto dell’insofferenza. Cominciò a cercare. Trovò le tecniche Freinet, per la pubblicazione dei testi dei bambini.
Più tardi si imbattè nelle ricerche di Dienes, nel campo della didattica della matematica, superbamente divulgate da Alceo Selvi e Delia Brozzi.

Suoi maestri divennero Bruno Ciari, Mario Lodi, Dina Bertoni Jovine, Lucio Lombardo Radice, Don Lorenzo Milani e per la poesia Kenneth Kock, le riviste “Cooperazione Educativa” e “Riforma della Scuola”.  Molto imparò, questo maestro, e lasciò l’insegnamento convinto di essere arrivato solo a mezza strada. 
Quando gli dicono: “Perché non scrivi le tue esperienze, perché non racconti agli altri dei giornalini scolastici, delle tecniche per renderli così belli? Perché non ti muovi, una buona volta, per aiutare gli altri insegnanti?” Lui rimanda ai suoi maestri e risponde: “No, non mi muovo, non ho ricette da dare”.

Amava raccontare aneddoti: un giorno incontrò, in edicola, un suo alunno, ormai uomo, e dopo i soliti convenevoli si allontanò. Ma il ragazzo lo richiamò:
”Maestro!” E a distanza disse: “Maestro, grazie! Sei sceso dalla cattedra e ci hai dato la parola.” Questo è quanto basta.

Davide Ghaleb editore


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2 gennaio, 2012

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