Riceviamo e pubblichiamo – Ancora “guai con la giustizia” per l’amministrazione comunale di Viterbo, tralasciando infatti le questioni penali, questa volta sono le “toghe rosa” della magistratura amministrativa a sancire l’illegittimità della giunta comunale di Viterbo in quanto al suo interno non vi è nemmeno una donna così come invece previsto dallo statuto comunale all’articolo 3.
Già nel luglio di quest’anno Fli Viterbo attraverso il suo coordinatore Marco Ciorba aveva invitato il sindaco a rispettare, anche in virtù del precedente giurisprudenziale del Tar Lazio relativo al Comune di Roma, la legge, ma quest’ultimo anche in quel caso aveva fatto “orecchie da mercante” facendo sì che la questione si spostasse nelle aule di tribunale.
Orbene con la sentenza di oggi non siamo più nel campo dell’opportunità o meno del rispetto delle quote di genere, (espressione orribile) ma più semplicemente del rispetto della legalità da parte dell’istituzione comunale.
Noi infatti, pur condividendo in pieno il principio ribadito già questa estate dal Tar Lazio che “l’equilibrata partecipazione di uomini e donne (col loro diverso patrimonio di umanità, sensibilità, approccio culturale e professionale che caratterizza i due generi) ai meccanismi decisionali e operativi di organismi esecutivi o di vertice diventa nuovo strumento di garanzia, funzionalità, maggiore produttività, ottimale perseguimento degli obiettivi, trasparenza ed imparzialità dell’azione pubblica” e rimarcato anche dalla consigliera di parità della Regione Lazio in un suo articolo apparso su Tusciaweb in data 28 luglio 2011, non condividiamo la sua affermazione nella quale si dice “le leggi ci sono dobbiamo farle rispettare senza dover ricorrere, quando è possibile ai tribunali, ma facendole diventare patrimonio e cultura di tutti e tutte” perché, i tribunali, “non fanno rispettare le leggi” semplicemente le applicano-
Tutto ciò soprattutto quando sono le stesse istituzioni che le hanno approvate a disapplicarle come il Comune di Viterbo con l’articolo 3 del suo statuto.
Il rispetto della legalità inteso a 360 gradi è anche una questione di “patrimonio culturale degli individui” ma prima di tutto è una questione di civiltà e diritto e quindi di democrazia delle istituzioni.
Noi come donne e iscritte Fli, anche in ossequio ai principi di merito, legalità e nazione ribaditi nel nostro manifesto, riteniamo che in questo caso battersi per le pari opportunità non significhi combattere per le “quote rosa” (a cui francamente siamo poco interessate confidando molto di più nel merito e sperando che per ottemperare alla sentenza del Tar il Comune di Viterbo non utilizzi il “manuale Cencelli” scegliendo, a prescindere da merito e competenze, tra le varie correnti Pdl una donna che solo in quanto tale “serva” a rimettere in ordine le cose) ma lottare per il rispetto della legalità in assenza della quale non solo non vi potrà mai essere parità ma nemmeno giustizia e democrazia.
Federica Miralli
Dominga Martines
Responsabili pari opportunità Fli Città di Viterbo
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