Riceviamo e pubblichiamo – La legge 211/2000 ha istituito il 27 gennaio – data della liberazione degli ebrei dal campo di sterminio di Auschwitz – Giorno della Memoria, perché non si dimentichi lo sterminio del popolo ebreo, la deportazione politica e militare, le leggi razziali fasciste, i peggiori crimini commessi da nazisti e fascisti nella seconda guerra mondiale, e perché si ricordino anche quanti ebbero il coraggio di opporsi alle persecuzioni, alla barbarie, allo sterminio degli innocenti.
Richiamare il testo e lo spirito della legge non è una formalità, ma una necessità e un dovere per le Istituzioni e tutti i cittadini. Da troppe parti invece, in nome di uno spirito revisionista, si preferisce ignorare, mistificare, ridurre di valore questa Giornata della Memoria.
Occorre andare ben oltre i rituali della commemorazione ufficiale, occorre riannodare i fili della storia e della memoria per trasmettere ai giovani un patrimonio di conoscenze e di consapevolezza critica che serva alla loro formazione di cittadini democratici.
Non c’è memoria senza rispetto della storia e la storia ribadisce in primo luogo la tragica unicità della Shoah, dello sterminio razziale, della macchina di morte che ha potuto essere messa in atto non solo per volontà di Hitler e dei suoi criminali collaboratori, ma anche perché schiere innumerevoli di obbedienti esecutori di ordini hanno schedato gli ebrei, li hanno catturati, hanno manovrato i convogli verso i lager mentre altri preferivano girare la testa e non vedere.
Le responsabilità dunque non riguardano solo la Germania nazista, ma anche l’Italia fascista.
Il Giorno della Memoria ci deve far riflettere sulla storia dell’Italia di quegli anni e sulle troppe rimozioni che tentano di cancellare dalla memoria collettiva la responsabilità di governi e istituzioni. La monarchia e il regime fascista, con leggi razziali del 1938 volute dal dittatore Mussolini, di fatto privarono di ogni diritto gli ebrei e favorirono la loro discriminazione e la successiva deportazione nei campi di sterminio in piena ed efficace collaborazione con i nazisti.
Il Giorno della Memoria ci impone di ricordare tutte le vittime della persecuzione politica e razziale, gli oppositori antifascisti, i partigiani deportati e assassinati, i civili razziati e ridotti in schiavitù, gli zingari e gli omosessuali portati alla morte, i bambini, gli handicappati.
Ricordiamo anche i militari italiani assassinati, come nel massacro di Cefalonia, o fatti prigionieri e costretti nei lager ai lavori forzati per aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò e la collaborazione con i nazisti. A queste persone ancor oggi si tenta di negare il riconoscimento pieno del loro atto di dignità e di resistenza e il risarcimento per le inaudite sofferenze patite.
Senza la consapevolezza della vicenda storica che ha portato a questi orrori e senza la responsabilità della memoria che ci impone di ricordare e trasmettere a tutti, e ai più giovani in particolare, l’esperienza del ricordo, gli appelli al senso civico, i grandi discorsi sui “valori” rimangono parole vuote e prive di vero significato.
Razzismo, ingiustizia, diritti umani negati, popoli interi annientati dalle guerre nascoste, da economie di profitto selvaggio, e dalla fame sono i nuovi genocidi che si consumano sotto i nostri occhi spesso nell’indifferenza generale.
La difesa e la piena applicazione del dettato Costituzionale, insieme alla memoria di ciò che è avvenuto, sono gli unici modi per vigilare sul nostro presente, e le politiche di pace e disarmo, di giustizia, di salvaguardia della salute e dell’ ambiente sono il vero antidoto al presente sterminio del genere umano che deve essere contrastato.
Comitato”Nepi per la Pace”
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