Riceviamo e pubblichiamo – Leggo sempre con grande attenzione le riflessioni del maestro Alfonso Antoniozzi, in particolare su temi che attengono la cultura, in quanto offrono sempre spunti di riflessione oltre a indicazioni che dovrebbero essere colte da chi della cultura ha responsabilità di iniziativa e di gestione.
Non mi pare che questo accada ormai da anni al Comune di Viterbo e la chiusura del teatro comunale dell’Unione, alla quale hanno fatto seguito, seppure per ragioni diverse, la chiusura di altri importanti locali deputati ad attività culturali, ne costituiscono ampia dimostrazione.
Antoniozzi conclude il suo intervento con una richiesta: “Se tutto questo avesse un senso, una morale, se ci fosse dietro un progetto che io non riesco a intuire vi prego, fatemelo sapere. Ma fate presto, prima che sia troppo tardi anche per il Cinema Teatro Trieste”.
Lei caro maestro sa già la risposta alla sua provocatoria domanda: no, non c’è nessun senso in tutto ciò, tanto meno un progetto, esiste soltanto incuria, approssimazione e menefreghismo.
Ne è ulteriore testimonianza la storia di un appalto infinito, che prendendo spunto anche dal suo intervento, voglio portare all’attenzione dei Viterbesi.
Mi riferisco ai lavori per l’adeguamento degli impianti tecnologici del teatro comunale dell’Unione.
1.500.000 euro l’importo dei lavori posti a base di gara finanziati interamente dalla Regione Lazio, nel 2007, governata dal centrosinistra.
Pubblicato il bando nel 2008, pervenute le offerte delle imprese, un anno per esaminarle e per arrivare alla conclusione, nel dicembre del 2010, di non procedere alla aggiudicazione, ufficialmente perché le offerte presentate non sono state ritenute vantaggiose. Un particolare di non poco conto: tale decisione è stata resa pubblica il 13 gennaio del 2010. Vale dire a oltre un anno dall’inizio delle procedure. E qui subito scatta la prima domanda: perché tempi così dilatati? Quali sono stati gli ostacoli e, soprattutto, di quale natura, che hanno impedito di affrontare l’appalto con maggiore celerità?
Nel 2010, anno nuovo, bando nuovo. Esattamente il 23 aprile del 2010 viene pubblicato un nuovo bando di gara. Dunque, si ricomincia da capo, ma non in quanto a tempistica. Per il semplice fatto che vengono fatti trascorrere ulteriori dodici mesi per concludere le procedure di gara e formalizzare la aggiudicazione definitiva, pubblicata il 28 aprile del 2011.
Domanda retorica: quanti mesi sono trascorsi da quell’aprile? Ad oggi, appena (si fa per dire) dieci mesi, che non si sa a cosa siano serviti. Basta andare a piazza del teatro per toccare con mano che l’Unione è ancora li, chiuso, abbandonato, incustodito, addirittura con una porta aperta al piano terreno e con vetri rotti al livello del loggione superiore. Nel frattempo la città è stata privata del suo splendido teatro e delle attività culturali e di spettacolo connesse, fatta salva la cortese ospitalità assicurata dall’Università della Tuscia con il suo auditorium di Santa Maria in Gradi che, peraltro, è stato realizzato per ben altre funzioni e attività.
Sulla questione ero già intervento chiedendo notizie e, proprio un anno fa, avevo ricevuto assicurazioni dal sindaco Giulio Marini che entro la fine del 2011 sarebbero iniziati i lavori.
Sono costretto a presentare una nuova interrogazione sull’argomento al sindaco affinché possa rendere pubbliche le motivazioni che hanno comportato e continuano a comportare così gravi ritardi nella esecuzione dei lavori di ristrutturazione del Teatro.
Alvaro Ricci
Vicecapogruppo Pd del Comune di Viterbo
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