Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
Ci ha lasciato francamente perplessi l’intervento di Pierluigi Bianchi apparso ieri su questa testata.
In esso, dopo aver lanciato un messaggio in codice a qualche non meglio identificato sostenitore di Gasbarra, il nostro ha esternato alcune considerazioni relative alla candidatura a segretario regionale del Pd di Giovanni Bachelet e, implicitamente, al gruppo che lo sostiene localmente.
Più precisamente:
Giovanni Bachelet sarebbe il candidato della Bindi e chi lo appoggia farebbe parte di quella tribù.
La predetta tribù sarebbe al governo del partito democratico in tutti i livelli territoriali, ivi compreso quello provinciale, mentre la componente popolare che fa riferimento ad Enrico Gasbarra e a Giuseppe Fioroni, sarebbe del tutto estranea alla guida del Pd ed ai suoi annessi e connessi.
Se l’amico Bianchi fosse stato presente all’incontro pubblico tenuto da Bachelet a Viterbo alcuni giorni fa o avesse scorso i nomi dei quasi cento iscritti viterbesi che ne hanno sottoscritto la candidatura regionale, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a comprendere che la larga maggioranza di coloro che sostengono Bachelet nella Tuscia nulla hanno a che fare con Rosy Bindi, proveniendo dalle più disparate esperienze politiche e da differenti percorsi personali.
E’ appunto questa la forza e il contributo di Giovanni Bachelet, che colloca la sua candidatura su un piano che guarda al futuro e che non mira semplicemente a preservare gli attuali gruppi di potere che si agitano all’interno del Pd Lazio senza alcun costrutto politico.
Quanto alla suggestiva tesi che vorrebbe pienamente coinvolti nella gestione del potere gli attuali sostenitori della candidatura Bachelet e ne vorrebbe estranei i popolari, chiediamo a Pierluigi Bianchi di fare uno sforzo di memoria.
Potrà così ricordare il glorioso elenco di sostenitori aziendal sanitari con il quale, tentando di parlare alla pancia della Tuscia con una “concretezza” che andava ben oltre il fare riformista, la sua componente chiedeva il sostegno dei viterbesi alla propria lista alle primarie.
Non ci risulta che tra gli ispiratori di quel memorabile esempio di buona politica ci siano sostenitori della candidatura Bachelet.
Venendo poi all’attualità, non è un mistero che il sostegno a Gasbarra nella Tuscia abbia come punto di riferimento le ambizioni parlamentari di una serie di esponenti politici i quali, invece di adoperarsi per modificare l’attuale indecente legge elettorale, ben più concretamente cercano la compiacenza di chi presumibilmente l’elenco dei beneficiati compilerà.
Anche in questo caso non ci risultano aspiranti parlamentari a sostegno di Bachelet, che d’altro canto, a differenza di Gasbarra, ha già preannunciato le sue dimissioni personali da deputato in caso di elezione a segretario regionale.
In definitiva, è noto che al buio tutti i gatti sono rigorosamente grigi, mentre le vacche restano sempre nere, ma a Viterbo, ancor più che altrove, la dinamica di fondo del congresso regionale democratico è evidente.
Chi, all’interno del Pd, mira alla preservazione degli attuali metodi e dei consolidati equilibri di potere sostiene Gasbarra, mentre Giovanni Bachelet può contare su un variegato e combattivo gruppo di volontari, che tenta semplicemente e umilmente di contribuire al cambiamento del Pd e con esso della politica locale.
Carlo Mezzetti
Rodolfo Perosillo
Paolo Stavagna
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