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Politica - I costi della gestione unitaria, secondo Pazzetta

Ma il Pd a Viterbo che cos’è?

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Luciano Pazzetta

Luciano Pazzetta

Riceviamo e pubblichiamo – Da settimane i principali quotidiani nazionali propongono articoli e approfondite analisi sulla debolezza dei partiti, su cosa sono e cosa dovrebbero essere nella società di oggi.

Si interrogano (e ci interrogano) sulla difficoltà che i partiti tradizionali incontrano nell’intercettare e nell’interpretare nuove domande e nuove forme di partecipazione.

Ecco, io torno a ripetere che un partito dovrebbe approfittare dell’ennesimo congresso per porre questi temi al centro del dibattito.

Un congresso dovrebbe servire per interrogare i suoi dirigenti e i suoi iscritti su come alzare la qualità dell’agire politico in un momento in cui si registra una forte spinta all’impegno politico e una forte diminuzione della partecipazione elettorale.

Invece da giorni, il tema che sembra turbare e appassionare le componenti del “Nuovo Correntone dell’onorevole Gasbarra” , è quello della “gestione unitaria”. Tutti indaffarati a trovare le soluzioni migliori per eleggere, con percentuali bulgare, un segretario regionale e 22 delegati all’assemblea regionale del Pd.

Campioni nell’arte della peggior trasformismo, in competizione tra loro, impegnati a spargere retorica a piene mani, nascosti dietro il complicato e poco democratico risiko delle candidature. Tutto condito con complicati esercizi e con insistenti richiami alla mediazione e alla necessaria, irrinunciabile e vitale gestione unitaria.

Ma che cosa significa? E soprattutto questo immane sforzo a cosa dovrebbe servire? Secondo il mio modesto parere non serve a niente. Sino ad oggi infatti questi tentativi si sono tradotti in una equilibrata e condivisa paralisi.

Ogni volta che si sollevano questioni su temi fondamentali come il lavoro, la qualità dei servizi, l’efficienza del sistema sanitario, l’ambiente, l’uso disinvolto del territorio, il rapporto con il sindacato, il Pd si ferma.

Per non parlare delle continue ” sollecitazioni ” dei cattolici impegnati nel Pd o dei neopopulisti, fedeli interpreti della volontà popolare, affannati ad avvalorare la propria legittimazione anche a costo di smontare il partito che pretendono di rappresentare.

Il risultato è evidente. Si perde gradualmente ruolo e rappresentanza. Con una dimensione quantitativa inadeguata (3600 iscritti in tutta la provincia, una decina di iscritti al Pd ogni mille abitanti) e una dimensione qualitativa e culturale modesta.

Insomma è facile dire che occorre una mediazione politica ma non si dice mai qual’è o dovrebbe essere, la sintesi tra i tanto declamati ” terreni, culture e storie diverse “.

Non ci si pone mai la domanda: ma il Pd a Viterbo cos’è? Quale è il suo ruolo, la sua influenza sulle istituzioni? Non converrebbe accantonare confuse mediazioni nelle quali sembra prevalere solo l’aspettativa di questo o quel gruppo?

Non sarebbe più utile rendere più evidente la lotta politica, definendone con chiarezza e nettezza i termini per il bene del Pd e anche di che non è del Pd ma che sa che le sorti del nostro partito decidono anche quelle del centro sinistra viterbese?

Anche a Viterbo il Pd tende a non avere identità forti, a essere tutto o niente, pensando di ottenere consensi ovunque e comunque.

I partiti sono soggetti identitari, non solo programmatici. Quando qualcuno ti chiede: “chi siete?”, non basta rispondere ” i sondaggi ci danno al 28 per cento”. Se non ci sarà la ripresa di una vera discussione politico culturale, se non saremo in grado di ripensare a noi stessi e di recuperare l’autorevolezza della nostra pratica e del nostro pensiero, se non saremo in grado di ragionare sui temi dell’ economia provinciale, l’ulteriore indebolimento del Pd sarà inevitabile.

Questi i temi sui cui converrebbe ragionare. Ma ne dubito. Prima bisogna pensare… alla gestione unitaria.

 

 

 

Luciano Pazzetta
Comitato provinciale Marta Leonori segretario


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18 gennaio, 2012

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