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– “Quel burbero di Sposetti difende le sue posizioni con coerenza”. “I privilegi se usati bene servono a svolgere la nostra funzione”. “Togliere i vitalizi e basta è una cosa un po’ demagogica. Una sciocchezza”.
Giovanni Bachelet non resta fuori dal dibattito sui costi della politica interno al Pd. E’ ancora alta l’attenzione sul tema. Il partito è diviso tra chi difende i privilegi della casta e chi invece chiede sacrifici da subito. Per tutti.
Il candidato alla segreteria regionale del Pd, che porta avanti la battaglia sui costi della politica da tempo, è pronto a rinunciare a parte dello stipendio. Ma, per Bachelet, servono garanzie soprattutto per chi la politica la fa sul serio.
“Già nell’estate del 2009 avevo presentato un ordine del giorno alla Camera insieme ai Radicali in cui chiedevamo che la parte dello stipendio destinata a pagare i collaboratori, le telefonate o i rapporti con gli elettori venisse rendicontata – afferma Bachelet -. Parte del mio schieramento, incluso Gasbarra, hanno votato contro e il punto non è passato.
La questione non è che noi prendiamo uno stipendio più grande di un altro. In quella cifra infatti sono incluse le spese che ci permettono di svolgere la nostra funzione e che in alcuni casi sono pagate direttamente dai parlamenti.
Se uno fa politica e usa quei soldi per retribuire davvero un segretario o li spende per il collegi, va bene. E’ vero però che c’è anche chi non lo fa e se li mette in tasca. Dobbiamo trovare il modo per distinguere questi due modi di agire – sostiene Bachelet -. Il rendiconto sarebbe una soluzione. La differenza con gli altri paesi, infatti, non sta nella quantità, ma nella moralità. E’ importante sapere quello che una persona fa oltre a quello che uno dice “.
Bachelet, dunque, porta avanti la battaglia sui costi della politica da tempi non sospetti. “E’ facile, oggi, dire di essere contro i vitalizi, ma per esempio Gasbarra è stato consigliere regionale e se li è beccati per due mandati. Inoltre quando era presidente della provincia ha dato tre milioni di euro come rimborso a dieci consiglieri. Lo riportava l’Espresso del 25 gennaio 2008, titolando “Tre milioni per dieci uomini d’oro””.
A impensierire il deputato del Pd, però, non è tanto la questione economica, quanto l’immagine della politica che ne risulta. “Se ci tolgono la parte di stipendio destinata ai collaboratori e al territorio, alla fine viene fuori che siamo pagati meno di un direttore di giornale o di un dirigente d’azienda. La cosa che mi preoccupa, invece, è la campagna anti-politica. Ho paura più che altro che questa discussione sotto sotto nasconda l’idea che la politica non serve a niente, che rappresentare gli elettori sia inutile o dannoso. E’ un rischio che dobbiamo evitare”.
In questa battaglia, Sposetti ha preso le distanze dalla maggior parte del partito, difendendo i privilegi della casta. Una posizione che, Bachelet, definisce coraggiosa. “Oggi ci vuole più personalità a difendere la politica che a difendere il coro dell’anti-politica – afferma -. Sposetti, nel suo solito modo burbero, sta difendendo un principio per cui sparare sulla politica è una stupidaggine. Il deputato ha sempre portato avanti le stesse posizioni. Non ci sono solo gli stipendi dei parlamentari che incidono sui costi della politica. Come ho detto nel mio programma, gran parte derivano anche dalle aziende municipalizzate e partecipate. Aziende in cui i dirigenti e a volte i dipendenti sono assunti spesso più per amicizia che per competenza. Secondo me è un punto sul quale bisogna iniziare a discutere”.
Bachelet punta più sulla trasparenza della politica. “Bisogna rendere migliori e più trasparenti i patrimoni e la politica in generale. Credo sia un tema importante. Gasbarra – dice lanciando un’altra frecciatina al concorrente – propone che sul sito del Pd del Lazio si mettano i patrimoni di tutti gli eletti, però il suo in quello della Camera non lo ha messo. Io sì – precisa -. Secondo me contano anche i fatti oltre a ciò che si dice, ribadisce”.
Il candidato alla segreteria del Partito democratico è, comunque d’accordo a togliere da subito i vitalizi.”Sono pronto a togliere i vitalizi. Il problema ora è se si può fare con questo parlamento – afferma -. Se non siamo riusciti nemmeno a liberalizzare le farmacie perché quelli del Pdl non hanno voluto non so come potremo portare avanti questa discussione. Se si tolgono i vitalizi, però, bisogna mettere un’altra forma di pensione. Toglierli e basta è una cosa un po’ demagogica. Una sciocchezza. Perché così solo chi è ricco di famiglia o comunque si è creato un’altra pensione può fare il politico”.
Sì all’abolizione dei privilegi, dunque ma con le dovute garanzie. Soprattutto per chi fa politica seriamente.”Quando ho presentato la mia candidatura, ho fatto un rendiconto delle mie attività: in quattro anni di legislatura, mi sono spostato, in media, una volta ogni tre giorni. In tutta Italia. Ho speso i soldi per i viaggi perché la Camera mi rimborsava i treni. Magari un altro che non ha lavorato come me non li ha spesi. I privilegi, se sono servizi dati perché uno possa svolgere la funzione di incontro con gli elettori, sono strumenti di lavoro per la democrazia”.
Per Bachelet, la discussione sui costi della politica va ampliata, spostando l’attenzione su aspetti finora sottovalutati. “Queste battaglie a volte mi sembrano un po’ semplici e fantasiose. La sostanza è che ci stanno un sacco di aziende partecipate in deficit che danno da mangiare a tanti in modo sbagliato. E quello è un costo della politica su cui si discute meno e solo perché si è deciso di non parlarne. Nessuno ha detto, per esempio, che negli ultimi quattro anni ci siamo abbassati lo stipendio di mille euro. Non sarà molto, fatto sta che su questo c’è silenzio”.
Il problema principale, per il candidato alla segreteria, sta nella qualità della politica. “Sono d’accordo con il mio partito che ha proposto di fare come accade in tutta Europa e cioè garantire i servizi, ma non dentro lo stipendio. Penso che quando la gente si arrabbia, non lo fa perché siamo pagati tanto, ma perché non ci vedono come buoni rappresentanti. Serve una nuova legge elettorale e dei partiti che si rinnovino. Come quando ero giovane – ricorda Bachelet -, se uno si chiamava Zaccagnini piuttosto che Berlinguer e doveva girare era giusto che lo facesse con l’autista. Oggi la gente non pensa che è giusto avere l’autista per un segretario di partito o un dirigente politico. Spesso si pensa che i parlamentari non si meritino certi servizi. Vorrei che i politici riacquistino di nuovo la fiducia dei loro concittadini”.
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