Riceviamo e pubblichiamo – Per non dimenticare. Il 27 gennaio, nell’ex lavatoio di via dei granari a Tarquinia, sede dell’associazione la Lestra, è stato presentato il volume di Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli editore.
La presentazione del libro non è casuale e si iscrive nella cornice della giornata della memoria, che ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e che commemora, ogni anno, le vittime della Shoah.
L’evento è stato introdotto dal presidente della Lestra, Luigi Gentili, che si è soffermato sull’importanza etica e civile della commemorazione ed accompagnato da Simone Pazzaglia, che ha dato letture di alcune tra le più toccanti pagine di poesia legate alla Shoah.
Ci si è soffermati sul sentiero dell’orrore, presentando la figura di Adolf Eichmann, responsabile della logistica della soluzione finale.
Profilo da burocrate e non da soldato, Eichmann venne rapito dal Mossad in Argentina, dove si era rifugiato, per poi essere giudicato da un tribunale israeliano nel 1961. Il processo, nel resoconto della Arendt, fu abbastanza atipico, consegnandoci, a scapito delle vastità delle accuse, un personaggio minore e lasciando, a livello giuridico ed etico, aperti molti più problemi di quanti non ne potesse chiudere.
Eichmann dichiarò di non essere colpevole nel senso dell’accusa. Ciò era tragicamente vero. La sua colpa non era tanto esecutiva, egli, personalmente, non uccise nessuno, né emise sentenze di morte, ma la sua opera quotidiana, pacata, metodica, rese possibile il trasferimento di milioni di persone verso la morte.
Adolf Eichmann era uno dei tanti che eseguivano ordini, scaricando così la coscienza e potendo condurre, all’interno del mattatoio, una vita tranquilla, banale. Eichmann, come giustamente ci dice Hannah Arendt, rappresenta la banalità del male, in assoluta antitesi allo stereotipo occidentale che vuole il male, nella sua perversione, grande e magnifico.
Con la banalità del male esiste anche una “banalità della memoria”. Rendere accettabile la Shoah, abbassando la soglia dell’orrore, addomesticando la tragedia a uso della gran massa dei disimpegnati, non rende onore alle vittime. Ricordare lo sterminio vuol dire comprenderne i motivi e vigilare affinché questo non accada mai più. Ricordare la Shoah non può essere solo spettacolo, ma è anzitutto impegno etico e civile.
Mario Michele Pascale
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY