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Viterbo - Il sindaco Marini si lecca le ferite dopo la seduta del consiglio comunale saltata per le assenze della maggioranza

“Solo con la sfiducia mi possono fermare”

di Giuseppe Ferlicca
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Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

– Marini alla riscossa. Se qualcuno non vuol far lavorare il consiglio comunale, ha una sola via: presentare una mozione di sfiducia. Tutto il resto è noia e da lunedì la musica cambia.

Dopo la seduta di venerdì andata deserta per le assenze in maggioranza, il sindaco passa al contrattacco. Non prima d’avere chiarito che quanto avvenuto è frutto di una casualità.

“Salza, Rotelli e Bracaglia avevano impegni di lavoro – spiega il sindaco Marini –. Turchetti sta male. Di Moltoni non so nulla. So che occupa una poltrona della maggioranza, ma non so se sta lì o altrove”.

Su una media di 45 consigli l’anno secondo Marini può succedere che ci sia qualche assenza di troppo, ma una soluzione esiste e intende farla applicare.

“Lunedì scriverò una lettera al presidente del consiglio Gabbianelli e ai capigruppo, chiedendo ufficialmente d’inserire nelle convocazioni dei consigli la possibilità d’andare in seconda convocazione, se dovesse mancare di nuovo il numero legale”.

Con questa “clausola”, nella seduta successiva a quella andata deserta, il numero legale si riduce a un terzo dei consiglieri.

“E’ uno strumento di salvaguardia previsto dallo statuto – osserva Marini – finora non è stato inserito, la minoranza non si è mostrata favorevole, ma a se c’è una maggioranza che lo chiede, non c’è motivo per non farlo. La norma ci tutela perché dobbiamo far lavorare il consiglio”.

La strada a Marini è possibile sbarrarla solo in un modo. “Mi possono fermare solo presentando una mozione di sfiducia – spiega il sindaco – tutto il resto non esiste.

Siamo stati votati per portare a compimento il programma, andrò in ogni sede per far rispettare la seconda convocazione come prevede lo statuto”.

Giuseppe Ferlicca


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29 gennaio, 2012

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