– Forse la misura adesso è colma. E il dato più preoccupante è che molti politici non si rendono conto di come, viste le pessime condizioni in cui si trova l’Italia, il rischio di forti tensioni sociali che possano sfociare in qualcosa di molto grave è palpabile.
Prendiamo le dichiarazioni di queste ultime ore, ad esempio sul blitz dell’Agenzia delle entrate a Cortina d’Ampezzo. Posso dire che mi fanno ribrezzo quei parlamentari e non che difendono, o tentano di difendere, i falsi poveri autodotati di Suv da oltre 100 mila euro?
Vogliamo finalmente stabilire il sacrosanto principio che le tasse dovrebbero pagarle tutti, ma proprio tutti, e non solo i lavoratori dipendenti o i pensionati? Vogliamo dire tutti in coro: una, cento, mille Cortina d’Ampezzo? Oppure: punirne 40 o 50 per educarne qualche milione? A proposito: non sarebbe interessante sapere quanto guadagnano i proprietari dei Suv (e ce ne sono non pochi) che scorrazzano per le strade di Viterbo?
E sui privilegi della casta? Non è vergognoso che Camera e Senato, anche di fronte alle cifre fornite dalla commissione istituita ad hoc, la tirino per le lunghe e tentino di difendere ciò che ormai è indifendibile? Si rendono conto i nostri rappresentanti in Parlamento che il cosiddetto qualunquismo o la ripugnanza verso la politica (ma sarebbe meglio dire: verso questa politica) è alimentato proprio da loro?
Come fa un operaio o un impiegato che deve pagare l’Ici, che deve spendere più soldi per la benzina o per acquistare beni di consumo primari (è aumentata l’Iva), al quale sono stati aumentati sia il bollo auto che l’addizionale regionale Irpef, che corre il rischio quotidiano della cassa integrazione, che deve andare in pensione tre, quattro o cinque anni più tardi a capire le ragioni di chi si imberta tutti i mesi qualcosa come 13 mila euro e ottiene il vitalizio dopo soli 5 anni di lavoro (si fa per dire)?
Sto seguendo con estrema attenzione il dibattito che il mio amico Carlo Galeotti sta meritoriamente portando avanti su Tusciaweb, perché a mio avviso è ora che la gente si svegli, abbandoni il tifo da stadio verso questo o quel partito e cominci a valutare con senno tutto ciò che sta avvenendo, al fine di mutare in maniera radicale il corso delle cose. Un’impresa difficilissima, per la quale serve un cambio di mentalità e di cultura.
Un cambio che rimetta al centro del dibattito non l’interesse particolare, ma quello della collettività, dell’essere una società coesa, fondata su due principi fondamentali: quello dell’equità e quello della solidarietà. Certo, dopo venti anni di divisioni sociali in tutti i sensi (compreso quello territoriale tra nord e sud) fondati soprattutto sull’egoismo, c’è solo la speranza di un ravvedimento comune dettato dalla speranza di un futuro migliore. Altrimenti, continuando così, si va tutti nel baratro.
A tale proposito, è molto interessante ciò che sta avvenendo nel Pd viterbese, dove finalmente la base ha preso coscienza che c’è bisogno di un nuovo modo di vedere le cose, anche se sta mettendo in difficoltà soprattutto i propri vertici (su Ugo Sposetti una sola considerazione: nel suo rimanere avvinghiato a idee che ormai hanno fatto il loro tempo e che lo identificano come un politico del passato, almeno ha il coraggio di metterci la faccia).
Ma il dibattito sulla casta e sui privilegi non riguarda un solo partito, bensì la politica tutta. E allora, viene anche da chiedersi: e gli altri?
Arnaldo Sassi
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