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Maltempo - Francesco Mattioli interviene sull'emergenza neve

Brutta bestia la prevenzione…

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Tra una tormenta di neve e una bufera di polemiche, forse la parola che ricorre più frequentemente è prevenzione.

Come diceva uno di massimi esperti del problema, David Rowe “Brutta bestia, la prevenzione…”

Ad essa si ricorre quando si sa che la risposta sarebbe tardiva; “prevenire è meglio che curare” il motto di una nota pubblicità di dentifricio.

Quando si parla di prevenzione, si sa che il rischio è alto e la risposta sarebbe impotente: i guasti di un terremoto, la devastazione di una malattia incurabile, una nevicata eccezionale, l’esondazione di un fiume hanno in comune il fatto che quando si reagisce il danno è già avvenuto e ci si può solo leccare le ferite.

Allora, l’unica vera risposta è la prevenzione: costruire edifici antisismici, vivere una vita sana nell’alimentazione e nell’esercizio fisico, una ricca dotazione di sale e di mezzi antineve, la cura del sistema idrogeologico del territorio, sono strategie che possono ridurre il rischio e minimizzare il danno.

Brutta bestia la prevenzione…. perché non può essere a 360 gradi e va quindi mirata. Non può essere a 360 gradi, perché altrimenti ci si dovrebbe attrezzare anche in vista di eventi che magari non accadranno mai: insomma una sorta di attesa infinita tipo Il deserto dei tartari, e l’immobilizzo apparentemente inutile di risorse che potrebbero essere utilizzate subito per affrontare problemi concreti.

Brutta bestia, la prevenzione… tutti noi facciamo i nostri conti, guardiamo nel portafoglio e decidiamo dove investire le nostre risorse. Ho sentito molti dire: “Le catene per la macchina? E che ci faccio, tanto nevica una volta ogni dieci anni; meglio spendere i soldi per qualche cosa di più utile…” oppure “Eh, che sarà mai… pane e latte li trovo sempre, non c’è bisogno di fare scorte” o ancora “E sì, adesso spendo i soldi per gli scarponi da neve… mica vado a fare la settimana bianca…”.

Sono quelli che, per anni, hanno avuto ragione. E sono quelli che in questi giorni hanno pianto lacrime amare.

Ebbene, lo stesso accade per le amministrazioni. Quanti sindaci, rossi, bianchi, azzurri, neri, perfino verdi, hanno preferito investire in asfalto per le strade, in aiuti alle famiglie bisognose, in cassonetti dell’immondizia, magari in fiorellini, piuttosto che in mezzi antineve, che rischiavano di rimanere inutilizzati o sottoutilizzati per anni? Quanti sindaci pensano ad altri problemi, piuttosto che a sale e spazzaneve, soprattutto nel centro sud, in quelle aree che per trecento giorni all’anno sono baciate dal sole e che contribuiscono a fare dell’Italia quello che Goethe chiamava “il paese dove fioriscono i limoni”?

Dice: ma abbiamo a che fare sempre più con un clima estremizzato. Mica vero: i climatologi su questo forse non hanno idee chiare, ma andiamo verso un riscaldamento globale che, semmai, sta creando nel Mediterraneo una situazione simile a quella dei paesi subtropicali e monsonici, con periodi di siccità e di grandi piogge. Grandi piogge che solo raramente, molto raramente, diventeranno grandi nevicate, soprattutto dalle nostre parti. Che un accidente nevoso come quello di questi giorni capiti una volta ogni trent’anni qualcosa vorrà dire.

Allora: non sarà il caso di fare meno polemiche, di dire “io avrei fatto meglio”, di accampare scuse, di lanciare accuse, quando ci si trova di fronte non all’imponderabile, ma certo all’imprevisto? Ho sentito due sindaci, uno di destra, uno di sinistra, dire le stesse cose: “non potevamo sottrarre soldi al nostro gramo bilancio per dotarci di mezzi che forse non avremmo usato mai”. Dice: ma siete stati avvertiti con una settimana d‘anticipo.

E allora, in una settimana, che dovevamo fare, rivoluzionare il bilancio? E poi, che tipo di fiducia abbiamo noi nelle previsioni meteorologiche? E che ci stanno a fare la protezione civile e l’esercito, che aiuto devono darci?

Brutta bestia la prevenzione. Non a caso se ne discute non solo sui giornali, ma anche nei convegni scientifici.

E allora, che fare? Beh, certo un minimo di scorte, di mezzi occorre averceli. Ma soprattutto occorrerebbe esser solidali di fronte all’accidente, scambiarsi consigli, rimboccarsi le maniche insieme, spalare spalla a spalla, aiutarsi a vicenda, restare coerenti, non piangersi addosso. E soprattutto le istituzioni pubbliche e private dovrebbero collaborare: quanti lavoratori pendolari sono stati costretti a sfidare la tormenta nei treni e nei bus, perché sapevano che il datore di lavoro non avrebbe sentito ragioni?

Comunque, in certi casi è anche difficile agire, scegliere… pensate a quel sindaco della pianura laziale, della maremma toscana o della riviera romagnola che un mese fa avesse acquistato dei mezzi antineve, o avesse accantonato fondi per il sale, mentre magari era necessario raschiare il barile per qualche altra impellente necessità pubblica… sai quante gliene avrebbero dette, dall’opposizione.

Certamente, di fronte alla improvvisa calamità, quel sindaco doveva attivarsi immediatamente per cercare di fronteggiare il problema nel migliore dei modi: doveva saper leggere i bollettini, doveva sapere dove trovare le risorse; doveva saper gestire il pericolo. Ma in questi casi è anche opportuno che tutta la comunità porti aiuto, aiutando sé stessa, invece di prarticare il facile gioco dell’ “io avrei fatto diversamente” (tanto non c’è la prova contraria) o del “piove (pardon, nevica) governo ladro”..

Quanti cittadini hanno inveito contro la sprovvedutezza dei sindaci, e poi non avevano neppure uno straccio di catene, non si erano mai comprati un paio di scarponi, o avevano parcheggiato l’auto sotto un pino frondoso, pur sapendo della tormenta in arrivo?

Per fortuna, ci sono anche quelli, molti di più in verità, che zitti zitti (o magari sacramentando in privato) hanno lavorato, spalato, aiutato, cercato soluzioni. Hanno dimostrato che in Italia i piagnoni, gli sprovveduti e i polemisti in pantofole sono solo una minoranza.

Brutta bestia, la prevenzione…

Francesco Mattioli
Direttore del gruppo di lavoro sul rischio e sulla sicurezza urbana del Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell’Università di Roma “La Sapienza”


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11 febbraio, 2012

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