– La Regione Lazio ha previsto l’istituzione di due nuove classi di scuola superiore con indirizzo tecnico all’interno delle carceri di Viterbo e di Velletri. Lo rende noto il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.
La decisione è stata ufficialmente formalizzata con il “Piano regionale di dimensionamento delle istituzioni scolastiche della Regione Lazio”, approvato dalla giunta regionale con propria delibera numero 42 del 3 febbraio.
Nel dettaglio, sarà istituito un corso scolastico di ragioneria all’interno del carcere Mammagialla di Viterbo, e una sezione dellâistituto agrario, con specializzazione in agroalimentare e agroindustria, allâinterno del carcere di Velletri.
Entrambi le proposte erano state da tempo caldeggiate dall’ufficio del garante dei diritti dei detenuti allo scopo di garantire, all’interno dei due istituiti una completezza del percorso di istruzione che potesse andare oltre la scuola dell’obbligo.
La proposta di istituire un corso formativo superiore a Viterbo risale ad oltre un anno fa. Fino a questo momento, infatti, i detenuti che avevano intenzione di proseguire la scuola venivano seguiti dagli insegnanti in pensione del GVAC e, quindi, sostenevano gli esami da privatisti. Ora gli studenti potranno frequentare la sezione distaccata dell’istituto tecnico commerciale “Paolo Savi”.
A Velletri, invece, il garante ha proposto l’istituzione di una sezione distaccata dellâistituto tecnico agrario, in contiguità con la consolidata attività agricola, per certi versi all’avanguardia, portata avanti da anni all’interno del carcere anche con la produzione di prodotti vinicoli approdati sul mercato.
“Sono fermamente convinto – ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – che l’istruzione sia un elemento fondamentale per far crescere, in questi ragazzi, una vera cultura della legalità che, poi, dovrebbe essere lo scopo principale del periodo di carcerazione. Frequentare le scuole in carcere non significa, infatti, solo conseguire un titolo, ma soprattutto contribuire alla crescita e alla futura reintegrazione sociale dei detenuti”.
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