Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Lettere - Daria Greco racconta l'odissea della nonna malata al pronto soccorso dell'ospedale di Belcolle

Dimenticata per 10 ore su una barella

Condividi la notizia:

Riceviamo e pubblichiamo – Lasciate ogni speranza voi che entrate…

Sembra una frase retorica, ma è quello che invece andrebbe scritto su una bella targa di marmo da posizionare all’entrata del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.

Dopo vari episodi di disservizio e malasanità subita da altri membri della famiglia, l’ultimo in ordine di tempo ha riguardato mia nonna, una donna di 84 anni invalida e insulino-dipendente portata al pronto soccorso per forti dolori al ginocchio destro.

Entrata alle 11 della mattina del 30 gennaio devono passare ben quattro ore prima che qualcuno si degni di prescrivere una lastra. Esito: negativo e risposta da parte del dottore: “Non possiamo farle niente magari ve la riportate a casa”.

Dopo varie insistenze per avere una consulenza ortopedica ci viene detto che forse non è un problema ortopedico, ma che il dolore potrebbe derivare da un problema cardiovascolare per cui viene richiesto un ecocolordoppler.

Alle 16 viene portata al reparto di chirurgia vascolare dove le viene fatto l’esame da un chirurgo vascolare molto titubante che, a colpo d’occhio, afferma che non può trattarsi assolutamente di un’ischemia come predetto dal medico del pronto soccorso e difatti… Sorpresa! Dall’ecocolordoppler non risulta alcun problema cardiovascolare.

Alle 17 siamo di nuovo al pronto soccorso, dove richiediamo ancora e per più volte una consulenza ortopedica e per altrettante volte ci viene detto che l’ortopedico di turno non può visitare perché in sala operatoria e perché tanto “Signora, che cosa le può dire l’ortopedico, vedendola? L’unica cosa che può fare è prescrivere una risonanza magnetica. Per cui, mi dia retta, portate a casa la signora e con calma prendete un appuntamento per una risonanza”.

Dove aver più volte spiegato che non intendiamo allontanarci dall’ospedale senza una consulenza ortopedica e facendo una faticata per avere ogni tanto l’onore di parlare con un medico arriviamo alle 20,30. Cambia turno e arriva un bel dottore giovane che, in malo modo, porta a nostra conoscenza che si va al pronto soccorso per problemi ben più gravi come infarti ed ischemia, e di farla finita di disturbare il lavoro del personale perché ci sono cose ben più gravi a cui far fronte.

Per carità, non posso che essere d’accordo, ma quando vedi una donna anziana e malata abbandonata su una barella nel corridoio per ben dieci ore ti inizi veramente ad arrabbiare.

Morale della favola?

Alle 20,45 l’ortopedico interpellato sul cellulare privato da noi parenti manda a cercare questa povera donna dimenticata nei meandri del pronto soccorso e in dieci minuti trova il problema a cui si pone soluzione con una semplice infiltrazione al ginocchio.

A questo punto mi chiedo: non si poteva fare prima?

Sentiamo lamentele da parte del personale e dei medici che mancato unità lavorative, che i pronto soccorso sono affollati e che non sanno come smaltire e malati e poi, per un problema risolvibile in dieci minuti, teniamo una persona anziana su una barella per dieci ore?

Daria Greco


Condividi la notizia:
2 febbraio, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/