Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,
leggo nuovamente che la scure dei tagli si abbatte rovinosamente sui poveri Enti locali, rei di “mantenere” con ingenti sperperi di denaro pubblico gli amministratori comunali.
Ho avuto l’onore di amministrare per anni il mio Comune, spinto dalla sola passione per la mia piccola realtà territoriale e senza trovare mai questi tanto decantati benefici economici o di natura personale (sottolineo che la mia indennità era di 73 euro al mese).
Ma è una cosa che credo sia comune a tutti gli amministratori dei piccoli paese della Tuscia, senza entrare nel merito di quello che succede nelle grandi realtà.
Quindi parlo per esperienza personale, come uno dei tanti cittadini che si è prodigato giornalmente per contribuire al benessere dei propri concittadini, sempre a disposizione e sempre pronto a spendere anche una parola di conforto nelle difficili situazioni che di sovente eravamo costretti ad affrontare.
Non credo affatto che questi nuovi tagli ai consigli comunali siano fonte di notevole risparmio economico. I consiglieri comunali, la giunta, il sindaco, sono persone che giornalmente si spendono per contribuire a migliorare la qualità della vita del proprio paese e spesso sono spinti da una mera passione per il territorio.
Quindi, tagliare nuovamente i consigli comunali significa limitare le forze messe in campo per realizzare un progetto amministrativo, coordinati dalla figura del Sindaco, che da solo non può assolutamente concretizzare il successo di una buona amministrazione. Ma se questa è la volontà del Governo per risparmiare soldi pubblici, ben venga, basta che l’operazione parta prima dall’alto e non coinvolga solo i “più piccoli”.
Quindi mi sento di rilanciare nuovamente la mia idea di abolire il Senato della Repubblica.
Sembra l’esternazione di un forsennato? Non lo è affatto, visto che ad oggi siamo uno dei pochissimi paesi europei ad avere il doppio sistema camerale per approvare le leggi.
Un complesso macchinario legislativo che ha i suoi ingenti costi di gestione. I nostri senatori non badano a spese: negli ultimi 15 anni il bilancio di Palazzo Madama è più che raddoppiato passando da 297,6 milioni di euro del 1995, agli oltre 587,727,30 milioni di euro spesi nel 2009
Il nostro Senato, con i suoi 330 senatori, costa il doppio del senato francese, il quadruplo della Camera dei Lord, dieci volte più del senato spagnolo, e 27 volte in più del Bundsrat tedesco.
Allora, sopprimiamo questo Ente inutile ai fini legislativi ed optiamo per un più “europeo” Senato Federale della Repubblica che sia un organo consultivo ed espressione delle realtà regionali.
E sicuramente, molto più economico da gestire. Poi sarò il primo a tessere le lodi del Governo quando la sua azione è volta al taglio dei costi negli enti locali, ma prima siano le “alte sfere” a dare il buon esempio.
Edoardo Ciocchetti
Consigliere Comunale – Comune di Gallese
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