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Bassano Romano - Moroni contesta alcune parti del provvedimento

“Questa riserva così non ha senso”

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La riserva di Bassano Romano

La riserva di Bassano Romano

Riceviamo e pubblichiamo – Ebbene si, anche Bassano Romano avrà la sua riserva integrale.

Fonte Vitabbia, questo il nome della parte della faggeta di Bassano destinata a riserva integrale, zona facente parte di quel territorio di importanza Comunitaria IT 6010034 denominato “Faggete di Monte Raschio ed Oriolo”, ed è totalmente inclusa nella ZPS IT 6030085 denominata “Comprensorio Bracciano-Martignano” e ricade all’interno del Parco Regionale Bracciano-Martignano, sarà la nostra piccola oasi naturale, il nostro piccolo gioiello da custodirci gelosamente.

Infatti  il 9 febbraio è stato siglato un protocollo d’intesa tra le parti, Ente Parco ed Università Agraria, che “…destinando la stessa a riserva integrale, con conseguente sospensione a tempo indeterminato degli ordinari interventi selvicolturali…”. (Il taglio si intende solo per questa zona)

Finalmente l’organo istituzionale che nel suo esercizio dei compiti istituzionali ha: “…provvedere all’amministrazione, alla conservazione ed al miglioramento del patrimonio…” ha finito di tagliarci il bosco.

Sul protocollo si leggono tante belle cose, che la superficie boscata è costituita da faggio, cerro e castagno e altre piante tipo il carpino, orniello, acero, corniolo, che detta zona è sic (Sito Importanza Comunitaria) e zps (Zona di Protezione Speciale), che il bosco è considerato “faggeta depressa” perchè si colloca in una zona altitudinale e fitoclimatica al di sotto del proprio limite altitudinale, che rappresenta una delle componenti fondamentali del sistema naturale ed ambientale, che “finalmente anche loro ammettono per iscritto” che le operazioni selvicolturali (fatte fino ad ora) previste a carico delle fustaie (diradamenti, tagli colturali, tagli a buche, di sementazione, successivi e di sgombero) hanno comportato l’inevitabile danneggiamento del sottobosco e di alcuni esemplari arborei di grosse dimensioni (chiamasi danneggiamento di esemplari alborei quell’azione di dare la martellata all’albero per condannarlo a morte), che questa particella forestale ha un soprassuolo di elevato valore naturalistico con esemplari vetusti, da tutelare come alberi monumentali.

Dopo queste belle parole si arriva al comma n. 9 del protocollo d’intesa fra ente parco ed Università Agraria, in cui si consacra la zona di Fonte Vitabbia a Riserva Integrale con conseguente sospensione a tempo indeterminato degli ordinari interventi selvicolturali di questa particella. Incredibile ma vero hanno finito di tagliare! Ed ora viene il bello “salvo il taglio degli esemplari arborei che sono soprannumerari, malformi, deperienti e/o disseccati previsti dal sopralluogo congiunto (trattasi di 450 piante).

Prima tante belle parole per esaltare la zona, poi tante belle parole per ammettere che il taglio che c’è stato nella zona Stracciacappello e dintorni ha prodotto tanti danni e ora che si vuole fare una zona a riserva integrale per la sua caratteristica, si vogliono tagliare 450 alberi?

Alberi soprannumerari, in base a cosa si è stabilito che sono in sovrannumero? Ora l’essere umano si sostituisce a madre natura per sapere se in una zona ci sono o non ci sono troppi alberi quindi è meglio tagliarli?

Alberi malformi, in base a cosa si stabilisce se un albero è malforme? Se un albero non è dritto ma prende delle forme anomale è per via della sua stessa sovravvivenza, per andare a cercare la luce, poi se ci saranno altri alberi e/o rami che gli impediscono la crescita allora sarà la natura a farlo morire. Facendo un “cattivo” esempio con noi esseri umani, tutte le persone diversamente abili sopprimiamole sono malformi non sono come tutti gli altri.

Alberi deperienti e/o disseccati. Vorrei chiedere agli organi che in data 10/01/2012 hanno fatto il sopralluogo di indicarci dove sono questi alberi. Ce n’era uno disseccato tutto bucato da qualche picchio per procurarsi il cibo, ma da qualche tempo miracolosamente è sparito e nel sentiero dentro Fonte Vitabbia c’erano le impronte di ruote di qualche autovettura, ma di altri alberi deperienti e/o disseccati neanche l’ombra, questo dimostra che in natura anche un albero secco è fonte di vita per tutti gli abitanti del bosco

Quindi vorrei chiedere all’Ente Parco e all’Università Agraria che senso ha fare una riserva integrale per quello che è ora, se fra poco quello che è ora non lo è più?

Alessandro Moroni


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23 febbraio, 2012

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