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Viterbo - Lino Rocchi (Usb) : "Non può essere utilizzata come un parcheggio in attesa del licenziamento"

“Cassa integrazione alla Salus, penalizza solo i più deboli”

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Lino Rocchi

Lino Rocchi

Riceviamo e pubblichiamo – “Firmata ieri presso la Regione Lazio la proroga per il secondo anno della cassa integrazione in deroga per 14 lavoratori della casa di cura Salus di Viterbo – dichiara Aurelio Neri della Usb Sanità Vt -. Noi della Usb non abbiamo sottoscritto questo accordo perché ancora una volta penalizza le fasce più deboli. Già il 16 settembre 2011 abbiamo chiesto che la cassa integrazione venisse “spalmata” su tutto il personale della casa di cura e non pesasse solo sugli Ausiliari e Ota, figure che percepiscono, “normalmente”, uno stipendio di circa 1000 euro e che si sono viste un taglio del 20% per il primo anno e di un ulteriore taglio del 10% per questo 2012, nel periodo in cui sono in cassa integrazione”.

È vero – dichiara Lino Rocchi della Confederazione Usb Vt – che la Regione Lazio in un tavolo tecnico, convocato dal Prefetto di Viterbo a marzo dello scorso anno, si era impegnata a risolvere temporaneamente lo stato di crisi della Salus affidandogli 10 letti di medicina entro un “ragionevole” lasso di tempo, almeno fino a quando non fosse terminato Belcolle, ma si sa come vanno queste cose. Ancora stiamo aspettando, ma il problema è un altro, dalla proprietà della Salus non ci è giunto nessun segnale, non c’è stato presentato nessun piano industriale, nessuna intenzione di trasformazione, né tantomeno ci risulta uno stato di crisi economica dell’azienda”.

“La questione è chiara – prosegue Neri – se la proprietà aspetta che la Regione mantenga le “promesse” il destino dei lavoratori è segnato: al 31 dicembre scade la cassa integrazione e dal giorno dopo si apriranno le porte della disoccupazione, non si può rimanere in attesa, occorre che la Salus affronti il problema ora, e non resti immobile ad aspettare “la manna dal cielo”.

“La cassa integrazione – prosegue Rocchi – non può essere utilizzata come un “parcheggio” in attesa del licenziamento, ma deve essere un aiuto, principalmente alle imprese, per dare tempo e modo di “rigenerarsi” di modernizzarsi, di preparare piani di sviluppo e non come un “sussidio” fin “che va, la va”.

“Tra l’altro – puntualizza Neri – la decurtazione del salario, per ogni ora di cassa integrazione, è ormai del 30% e già non si vive con 1000 euro al mese, come si può concepire che questa scure gravi, a turno, solo sui 14 lavoratori più “poveri”, perché la Salus si ostina a non fare la rotazione su tutto il personale della casa di cura?”

“Non abbiamo firmato – concludono Rocchi e Neri – per senso di responsabilità, perché vogliamo che la proprietà si dia da fare per trovare una positiva soluzione alla vicenda, e non resti nell’apatia e nell’immobilismo della cassa integrazione in deroga, anche perché da molte autorevoli fonti ci arrivano segnali che questo strumento in “deroga” dal 2013 non ci sarà più, ed allora che succederà?”

Usb sanità Viterbo


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22 marzo, 2012

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