Riceviamo e pubblichiamo – Sel invita le lavoratrici e i lavoratori a richiedere ai loro sindacati – in primo luogo Cisl e Uil – di unirsi alla mobilitazione generale proclamata dalla Cgil contro la ennesima riforma del mercato del lavoro, peggiorativa delle condizioni dei lavoratori e dei disoccupati, voluta e applaudita dai precedenti ministri del governo del centrodestra, portata a compimento dai “ministri tecnici” straricchi di centrodestra.
La sostanziale cancellazione dell’articolo 18 – tale è la previsione di una tutela reale, cioè con reintegrazione nel posto di lavoro soltanto in caso di riconosciuto licenziamento discriminatorio, che mai un imprenditore sufficientemente furbo utilizzerà – attraverso la licenziabilità libera per motivi economici (cioè sempre stando all’epoca di crisi che viviamo) estenderà la condizione di ricattabilità e precarietà a tutto il modo del lavoro.
Quali scenari possibili? I motivi economici porteranno a licenziare gli anziani, essendo il loro trattamento economico svantaggioso per le aziende, soppiantati da contratti atipici con personale più giovane e meno pagato; poi si troverà modo di licenziare i lavoratori fastidiosi, quelli, magari che fanno rispettare la dignità e i diritti dei lavoratori.
Gli iscritti o i simpatizzanti dei sindacati filogovernativi, penseranno di stare al sicuro.
Niente di più sbagliato: l’esperienza insegna che verrà il momento in cui anche la presenza di queste persone diventerà economicamente sconveniente per il loro padrone.
Menzognera ed insostenibile per irragionevole diseguaglianza sarebbe poi la previsione della cancellazione dell’articolo 18 soltanto per il lavoro privato ed il mantenimento dell’articolo 18 soltanto per il pubblico impiego.
Occorre un sussulto di dignità e di coscienza: quando i ricchi vanno al governo le loro politiche tutelano sempre i loro interessi, mai gli interessi della classe lavoratrice, né dei ceti popolari.
E’ falso che l’eliminazione delle tutele di stabilità del posto di lavoro produca occupazione: in Spagna il dipendente a tempo indeterminato può essere licenziato anche senza giusta causa. L’azienda è tenuta solo a versargli un risarcimento, che la riforma del mercato del lavoro varata dal governo bancofilo di Rajoy in febbraio ha ridotto di molto: 20 giorni invece di 45 per anno di lavoro (per 12 anni al massimo) per le imprese in difficoltà, 33 per le altre (per 24 anni al massimo invece di 42) ma dalla strada non ti salva nessuno e il tasso di disoccupazione in Spagna viaggia oltre il 24% (quasi 6 milioni di disoccupati).
Torniamo a chiedere al consiglio comunale di Civita Castellana, ma anche degli altri Comuni del distretto industriale, di aprire una discussione su queste modifiche dannose per il mondo del lavoro, approvando ordine del giorno di aperta critica delle modifiche della norma di civiltà di cui all’articolo 18 e approvando la costituzione di fondi di solidarietà per sostenere le mobilitazioni e le iniziative di quanti perderanno ore di lavoro per partecipare alla mobilitazione in sostegno di questa norma di civiltà.
Sel invita le lavoratrici e i lavoratori e i consigli comunali a ricordare al presidente della Repubblica di onorare le sue funzioni di garante della Costituzione della nostra Repubblica, che è fondata sul lavoro (articolo 1); che ha come compito quello di promuovere le condizioni per rendere effettivo il diritto al lavoro, presupposto per garantire il pieno sviluppo della persona umana (articolo 4); che deve assicurare una vita libera e dignitosa con la retribuzione del lavoro (articolo 36), principi che vengono prima del riconoscimento della libertà di iniziativa economica, che, peraltro, non può esplicarsi a danno della dignità umana (articolo 41).
Sinistra Ecologia Libertà
Circolo “La lampadina” di Civita Castellana
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