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– A Viterbo va bene così. Va bene che una risorsa preziosa come l’acqua termale si disperda per decenni nei campi, va bene che un progetto di crescita legato al termalismo sia lasciato morire e al posto di alberghi e strutture ricettive si costruiscano appartamenti.
Sulla lottizzazione Itet e la mancata occasione di sviluppo per la città, alla fine dei conti, dopo tante domande, tra le risposte possibili c’è pure questa. Assurdamente possibile. “A Viterbo – dice Alvaro Ricci (Pd) – forse va bene così”.
Il giorno dopo la passeggiata che ha richiamato duecento persone e prima del dibattito a palazzo dei Priori, Udc, Pd, Sel e Fli fanno il punto della situazione. Spostare 90mila metri cubi dalla zona termale al Barco, trasformandoli da strutture ricettive ad abitazioni è inaccettabile per Ricci.
“Un’azione scellerata – sostiene l’esponente Pd – la società Itet in modo lungimirante ha presentato un piano per lo sviluppo del termalismo nel 1974, nel 1995 viene siglata una convenzione.
Gli anni passano e non se ne fa nulla, poi nel maggio 2011 arriva l’accelerazione. Cancellato per sempre il progetto turistico, si chiede di spostare al Barco la cubatura, 90mila metri cubi che diventano residenziali”.
C’è di mezzo l’aeroporto e relativi vincoli, ma la giustificazione non convince. “Si deve de localizzare? – precisa Ricci – allora lo si faccia senza cambiare la destinazione”. Ovvero, sono stati autorizzati a realizzare un complesso turistico, quello facciano altrove. Non case.
“Con le abitazioni al Barco – prosegue Ricci – la società avrà un incremento di valore pari a dieci milioni di euro se il progetto avrà l’ok, ma la città non ne ricaverà nessun beneficio, perché le opere di urbanizzazione sono dovute”.
Forse per Viterbo ci sarà qualche svantaggio. “Trecento appartamenti al Barco – osserva Mauro Innocenzi (Sel) – comprometteranno viabilità e vivibilità in zona, si riverseranno tutti sulla Cimina. Noi abbiamo l’acqua termale e non siamo mai riusciti a fare niente. Una volta che si doveva realizzare una città termale, si usano i metri cubi per fare altro”.
Un buco nell’acqua dietro l’altro. “Se pensiamo – incalza Paolo Barbieri (Udc) – che un privato ha acquistato l’area dell’Oasi con soldi propri per farne un’operazione importante, che porterebbe posti di lavoro e è tutto fermo, credo ci sia poco da aggiungere”.
Se lo ricorda anche Claudio Taglia (Fli), memorie da ex assessore. “Una società aveva presentato un piano industriale di rilancio, ma le pratiche si sono arenate”.
Chi è fermo e chi non vuole partire. L’Itet per Maurizio Tofani (Udc) ormai ha ben poco da chiedere.
“E’ stata firmata una convenzione – osserva Tofani – nel 1996 che hanno fatto scadere, senza realizzare alle Zitelle un briciolo di volumetria.
Erano titolari della concessione mineraria delle acque dal 1973 e la Regione per inerzia gliel’ha tolta. Questo fa capire le vere intenzione dei titolari dell’area. Dire che oggi, scaduti tutti i termini, abbiano ancora dei diritti, fa ridere. Cambiando pure la destinazione poi.
Mi domando il Comune con che logica avalli certe scelte.
Nei cassetti giacciono 700mila mc di progetti per abitazioni che si possono fare da domani. Il Barco non serve”.
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