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– Una nuova storia inizia, lì dove muore quella il cui finale avrebbe dovuto essere un grande impianto termale, capace di sfruttare le preziose risorse sotterranee.
Per raccontarla, d’obbligo esordire con il più classico degli inizi: C’era una volta il progetto termale alle Zitelle. Una volta, perché oggi non rimane che acqua sulfurea dispersa nei campi e un trasferimento della cubatura al Barco per farne appartamenti e non più strutture turistico–ricettive.
Può servire una passeggiata a svegliare le coscienze? Antonello Ricci ci prova e, con la consulenza del caporedattore del Messaggero Arnaldo Sassi, ha raccontato in tre tappe il sogno evaporato di uno sviluppo termale per Viterbo (fotocronaca).
Dalle ex terme Inps, passando per le piscine Carletti, fino ad arrivare alle Zitelle. In tutti i casi manca il lieto fine.
Se si riuscirà a scriverlo, sarà anche grazie alle circa duecento persone che hanno partecipato e alla loro capacità di coinvolgere altri nella narrazione. Politici, semplici cittadini, bambini, sono stati trasportati nel racconto di una città attraverso Alberto Sordi e Dante narrati da Ricci e i fatti, spiegati da Sassi.
L’ultima tappa, le Zitelle, è il cuore del problema.
Gli scavi iniziano nel 1960, la portata è di dodici litri al secondo. Negli anni settanta arriva la società Itet con il progetto di una struttura termale che non si farà mai, nonostante tra il 1994 e il 1996 la lottizzazione sia stata approvata.
Nel frattempo la concessione trentennale delle acque scade. Quindi arriva un altro progetto. Sempre sulla carta. L’aeroporto e una presunta incompatibilità. La società chiede di spostare al Barco novantamila metri cubi dei 118mila previsti, in zona agricola, per farne appartamenti. Progetto termale addio.
“La città ci rinuncia – spiega Sassi – ma quello che chiediamo al sindaco Marini, è che vantaggio ne trae Viterbo?”.
Alla passeggiata c’erano praticamente tutti i maggiori rappresentanti politici di Pd, Sel, Udc e alla partenza pure Alfiero Spadoni, della Lega Federalista, partito che sostiene la maggioranza in Comune e che al progetto si è già detto contrario.
“Viterbo città termale – spiega Sassi – è uno slogan e tale è rimasto. Le ex terme Inps sono chiuse dal 1992, adesso si stanno muovendo per riattivarle, ma quando non si sa”.
E se la città non va nella giusta direzione, deve essere il cittadino a farsi sentire. “Io non sono contro il cemento – spiega Antonello Ricci – sono per una città felice. Dobbiamo togliere i chiodi che frenano lo sviluppo di Viterbo. Sono i cittadini che devono dire, se serve, “frena!” all’amministratore”.
Ad aprire il corteo da una tappa all’altra, due bandiere rosse. Ma non sono tornati i comunisti. “Non sono di partito – ci scherza Ricci – ma da stradino”.
Alle piscine Carletti il ricordo di quello che era il mare dei viterbesi. “Un luogo – dice ancora Ricci – dove s’intrecciava un mondo di relazioni”. Oggi la zona è stata sistemata. Qualcosa è stato fatto, ma la sporcizia e l’incuria si fanno notare e se non ci fossero i volontari sarebbe anche peggio.
Giovedì prossimo arriva in consiglio la discussione sulla lottizzazione Itet. Chissà se per allora immaginare una storia diversa sarà possibile.
Giuseppe Ferlicca
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