Riceviamo e pubblichiamo – L’8 marzo ricorre il ricordo della triste giornata in cui, in un’industria tessile di New York, un incendio uccise 129 operaie che scioperavano per protestare contro le terribili condizioni di lavoro.
Siamo tutte e tutti abituati a parlare dell’8 marzo come la festa della donna. Ma oggi è per davvero una festa?
Perché sia una festa a tutti gli effetti occorre prima raggiungere quella parità sostanziale che, inconcepibilmente, tarda ad affermarsi.
Nel 1893, la Nuova Zelanda, prima fra tutte, accorda il diritto di voto alle donne; in Svizzera viene riconosciuto solo nel 1971, quarant’anni fa. Oggi, le donne godono di questo diritto quasi in tutti gli stati del mondo. Tuttavia, un diritto che non sia inserito in un quadro organizzato di tutele derivanti non può e non deve bastare.
Quanto costa essere donna? Solo in Italia, circa sette milioni di donne (quasi una su quattro) hanno subito una forma di violenza fisica.
C’è però un’altra forma di violenza culturale continua, penalizzante e mortificante: quella legata alla sperequazione sul lavoro. Il divario occupazionale tra uomini e donne nel nostro Paese è evidente a tutti i livelli; le differenze retributive segnalano distanze variabili tra il 6 e il 30% a seconda del lavoro svolto a parità di mansione.
L’incancrenirsi di questa situazione ha creato un esercito di scoraggiate: le donne che sarebbero disponibili a lavorare, ma hanno smesso di cercare (secondo definizione Istat) sono ben 893mila. Un numero impressionante che rappresenta un potenziale di intelligenze e saper fare ancora inespresso, oggi umiliato.
Umiliato anche e soprattutto dalla “cultura dominante” di questi 15 anni che rappresenta quanto di più brutto il Paese potesse vivere. La donna oggetto, merce e nulla più; è stato questo l’impianto culturale della destra di questo tempo.
Noi crediamo che a partire dalle istanze territoriali si arrivi in Italia al riconoscimento dei diritti di parità elementari che eliminino qualsiasi ingiustificata e odiosa differenza.
Solo quando tutto questo sarà raggiunto allora sì, potremmo parlare a tutti gli effetti di festa.
Simone de Bouvoir diceva che non si nasce donne: si diventa. Diventiamolo, insieme.
Daniela Boltrini
Responsabile per la conferenza provinciale Donne Democratiche Federazione di Viterbo
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