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Viterbo - Le ragioni dei sottoscrittori della candidatura Antonelli

Pd, il problema è la questione femminile

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Aldo Fabbrini

Riceviamo e pubblichiamo – Quali originari sottoscrittori della candidatura Antonelli riteniamo necessario riassumere brevemente il reale andamento dell’assemblea provinciale e le ragioni della mancata elezione di Fabbrini a presidente del Pd.

Ai sensi dello statuto nazionale il presidente dell’assemblea è eletto, in prima battuta, con la maggioranza dei voti dei suoi componenti più uno. Si tratta di una norma elementare, che peraltro proprio Fabbrini ha avuto modo di accertare.

L’assemblea provinciale del 5 marzo, reiteratamente convocata con mail, sms e telefonate a tappeto, ha visto una partecipazione alta ed attiva, come rare volte avviene per un organismo del nostro partito.

L’assise si è aperta con l’introduzione del segretario Andrea Egidi, che ha annunciato la sua nuova segreteria che egli stesso, con spiccata ed inconsapevole autoironia, ha definito “unitaria”, circostanza che anche nell’occasione ha lasciato perplessa una parte consistente dei presenti.

Successivamente è stata presentata la candidatura di Cristiana Antonelli, accompagnata da una serie di interventi che hanno rimarcato la presenza di una vera e propria “questione femminile” nel Pd viterbese. La sistematica occupazione dei ruoli monocratici e di quelli elettivi da parte di uomini, in totale spregio delle regole statutarie del Pd e di quelle della buona politica.

A questo punto un certo numero dei membri, che evidentemente non condividevano le scelte del segretario e/o la candidatura Fabbrini, si è allontanato, decidendo scientemente di non votare.

Al seggio si sono comunque recati 132 aventi diritto al voto su 219. Fabbrini ha avuto 99 voti, 29 sono andati alla Antonelli, 3 sono state le schede bianche ed 1 la nulla.

I tre membri che hanno organizzato il seggio non hanno potuto fare altro che non proclamare l’elezione di Fabbrini, rimasto ben distante dalla soglia dei 110 voti.

Vi sarà il ballottaggio previsto dallo Statuto e per l’elezione non sarà più necessaria la maggioranza qualificata.

Nessun componente dell’assemblea ha presentato ricorsi o, per quanto ne sappiamo, ha minacciato di farlo.

Il dato politico è evidente: solo 99 membri su 219 hanno ritenuto di votare per l’ennesimo esponente uomo, che pur facendo parte della maggioranza interna intende occupare un posto che le buone regole democratiche vorrebbero di garanzia e quindi assegnato alla minoranza.

Gloria Ceccarini
Giovanna Craba
Rossella De Paola
Carlo Mezzetti
Rodolfo Perosillo
Giovanna Posati
Vilma Usai
Daniela Volpi


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10 marzo, 2012

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