– Con una tecnica innovativa e già in uso in quasi tutte le strutture sanitarie del Lazio, la Imrt, è possibile trattare ogni tipo di neoplasia, in particolare nella cura di quelle del distretto otorino, della prostata e di quelle pelviche.
Pure a Belcolle si sono organizzati per garantire ai pazienti un trattamento che aggredisce le cellule cancerogene, salvaguardando quelle buone.
Di recente la Asl ha acquistato il lettino per l’acceleratore lineare e il sistema di pianificazione del trattamento radiante. Spesa totale, 400mila euro.
Soldi ben spesi, se si pensa ai benefici che i malati ne possono trarre. Peccato però che l’unità di radioterapia medica non possa offrire questo servizio, nonostante l’investimento fatto.
Tutto perché manca un dispositivo, la matrice array 2D di diodi o camere di ionizzazione per la verifica del piano di trattamento.
Si potrebbe pensare che la mancanza sia dovuta a costi esorbitanti. Invece no. La spesa sarebbe di trentamila euro. Poca cosa rispetto all’investimento totale.
Pare che la Regione per ben tre volte abbia rifiutato l’autorizzazione di spesa.
Una situazione ai confini della realtà di cui oggi il vice capogruppo Pd Alvaro Ricci, sollecitato dagli stessi malati oncologici, chiederà conto durante la seduta in cui si tornerà a parlare di sanità nella Tuscia.
“Questa situazione – spiega Ricci – comporta inevitabilmente che molti pazienti siano costretti a rivolgersi altrove con gravi pregiudizi economici per l’azienda sanitaria e soprattutto per la salute dei malati.
Mi chiedo come è possibile che ciò avvenga, quale senso abbia e a chi giovi”.
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