– E’ una passeggiata racconto, ma stavolta assomiglia tanto a una via Crucis, tre stazioni dolorose per spiegare come il Comune abbia pronunciato la parola Amen sullo sviluppo termale a Viterbo.
Sarà gioiosa come sempre, Antonello Ricci è un esperto in materia. Le passeggiate all’Arcionello se le ricordano tutti, ma l’argomento non è dei più allegri.
Con lo smantellamento della lottizzazione Itet alle Zitelle, un pezzo importante del sogno termale viterbese se ne va in frantumi.
La società ha chiesto di spostare la cubatura al Barco. Appartamenti al posto di strutture alberghiero ricettive. Dopo avere detto e cantato no al cemento all’Arcionello, per Ricci è la volta di raccontare alla città che fine faranno le nostre preziose acque termali.
“Quelle acque terapeutiche – spiega Ricci – continueranno a disperdersi inutilmente sulla provinciale Tuscanese”.
L’appuntamento per tutti è domenica 18 marzo, mentre dell’Itet se ne discuterà il 22 in consiglio comunale e non sarà una passeggiata, come quella del 18.
“E’ una protesta sorridente la nostra – spiega Ricci – le terme con il nostro centro storico sono luoghi d’eccellenza, noi invece continuiamo a inchiodare la città a un’edilizia pigra e non di qualità”.
Appuntamento alle 10 di fronte alle ex Terme Inps. La prima stazione. “Altra grande occasione mancata – prosegue Ricci – quindi ci sposteremo alle piscine Carletti e arriveremo alle Zitelle. Spaziando da Dante ad Alberto Sordi.
Nel film “Il vigile”, girato a Viterbo, non tutti ricordano che lui si candida a sindaco, contro De Sica e dietro la contesa elettorale c’è il nuovo piano regolatore. Un film del 1960, oggi ancora attuale. A ogni fermata il caporedattore del Messaggero Arnaldo Sassi leggerà pillole informative termali”.
Chiusa la battaglia per l’Arcionello, Antonello Ricci si era volontariamente “esiliato”. “Ero tornato – ricorda Ricci – con gaudio a occuparmi del mio orticello degli endecasillabi, una scelta di vita, lavorare per gli spettacoli, con i libri. Poi mi hanno raccontato questa storia dell’Itet, che io ricordavo perché nasce tanti anni fa, con Gigli sindaco di Viterbo”.
Ed è rimasto colpito da alcuni punti di contatto con l’altra storia, quella dell’Arcionello. “Drammaticamente coerente – prosegue Ricci – una storia d’urbanistica scritta male. Con il cemento che diventa idea di valorizzazione del termale. Poi tutto cambia. Novantamila metri cubi non più turistico-alberghieri, ma residenziali, con relativo aumento dei profitti.
Non più alle Zitelle che così moriranno, ma al Barco, a due metri dal parco dell’Arcionello”.
Lasciando più di una domanda inevasa. “Non si capisce bene – prosegue Ricci – a cosa servano le nuove costruzioni, nemmeno si vendono. Basta guardare le ex ceramiche Tedeschi.
Si va a ingombrare con palazzine alte tre metri una zona agricola, andando di fatto a variare il piano regolatore. Scelta drammaticamente coerente con la scena urbanistica e politica della città.
Intanto, però, l’area protetta all’Arcionello, approvata nel 2008, è ferma. Invece il cemento avanza. E se passa il progetto, in qualche modo si darà il via libera pure ad altre iniziative in zona, per l’urbanizzazione”.
C’è chi dice no. “La minoranza in Comune si oppone – sostiene Ricci – dentro la maggioranza però sento parlare di mal di pancia.
Essendo un caso simile all’Arcionello, la città si deve mobilitare.
Non m’interessa la politica in senso stretto, non mi sono candidato e non lo farò mai, ma dobbiamo accendere un riflettore sulla vicenda.
Viterbo deve essere informata, prima che il provvedimento approdi in consiglio comunale”.
Giuseppe Ferlicca
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