Riceviamo e pubblichiamo – Ho appreso dai media della manifestazione contro Green Hill e ne sono stato felice.
Vedendo in televisione le immagini dei cuccioli passati di mano in mano attraverso il filo spinato ho provato una emozione intensa, bellissima, coinvolgente.
Quel cucciolo era un simbolo: il simbolo della vita contro la morte; come Anna Frank, come lo studente cinese contro i carri armati in piazza Tienanmen, come Jan Palach, come i tanti eroi dimenticati di tutte le guerre.
In questo momento il mio pensiero e la mia solidarietà va a quei manifestanti, forse con idee politiche diverse dalle mie, che sono stati arrestati per aver compiuto questa azione di forza, ma indispensabile e doverosa!
Non sono bastate finora le numerose iniziative messe in campo dalle associazioni animaliste e da forze politiche di vario tipo (anche il consiglio comunale di Viterbo ha approvato più di un anno fa un ordine del giorno da me proposto contro la vivisezione).
In cambio vi sono state solo promesse mai portate a termine; c’è bisogno di una legge regionale da parte della Lombardia per la chiusura della “fabbrica della morte” e di un decreto legge nazionale che ponga il veto sull’intero territorio nazionale alla sperimentazione su cani, gatti, primati e cavie laboratorio e riconosca finalmente il valore della vita animale.
La chiusura di Green Hill è un primo fondamentale passo per una ricerca senza animali, moralmente e scientificamente inaccettabile. “Colui che non rispetta la vita non la merita, verrà un giorno in cui l’uccisione di un animale verrà considerata alla stessa stregua di quella di un uomo”.
Francesco Simoncini
Consigliere comunale di Viterbo
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