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Riceviamo e pubblichiamo – Vita dura per i pendolari.
Lavorare fuori città, una vita a metà tra una città e l’altra, per la maggior parte trascorsa in viaggio. Purtroppo una condizione, che se non si vive, non si può comprendere pienamente.
Questa è la triste conclusione che, ahimé, ho tirato due giorni fa, dopo l’ultimo insopportabile disagio. Sarò breve: sulla corsa TreniItalia partita da Roma Ostiense all’incirca alle 15,45 verso Viterbo tutti i servizi igienici erano inagibili.
Ora, essendo una giovane donna, pur con qualche sacrificio, sono riuscita a trattenere il disagio per due ore, ma mi sono chiesta quale difficoltà avrebbe potuto incontrare un disabile o un anziano di fronte a tale disguido.
Questo aspetto, che voglio porre in evidenza, è solo uno dei tanti negativi, a cui un pendolare sa di dover andare incontro nella maggior parte dell’anno. Forse non è niente, se a confronto col viaggiare in piedi sull’autobus o sul treno per mancanza di posti, o nell’arrivare tardi a lavoro, causa guasto del mezzo, o addirittura perché inspiegabilmente è saltata una corsa.
Vita da pendolari, vita a metà tra una città e l’altra, che aspetta solo di essere ascoltata.
Rosella Chiusaroli
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