![]() Il museo civico |
Riceviamo e pubblichiamo – Nel clima di emergenza quotidiana in cui ci stiamo abituando a vivere non stona l’annunciata chiusura del museo civico per ragioni di sicurezza. Se ne paventava da tempo la possibilità e per lunghi periodi era già accaduto che il museo fosse stato dichiarato inagibile.
La cura del patrimonio storico è una spina nel fianco per la maggioranza delle amministrazioni locali, sulle quali cade spesso il doppio onere di far fronte alla gestione di spazi museali adibiti entro sedi storiche, esse stesse di già gravoso mantenimento. Troppo ampio il patrimonio, troppo pochi i finanziamenti per far fronte alla questione. Le amministrazioni dichiarano forfait e chiudono gli spazi. Un po’ quello che succede al piccolo imprenditore travolto dalla crisi.
Si chiude e sulla porta compare un cartello: vendesi, cedesi attività. L’amministrazione non può fare neanche quello: chiude e basta. Fa tendenza, è in linea con l’andamento economico del paese, che scivola sempre più nella fantomatica crisi di cui non si fa altro che parlare.
L’amministrazione viterbese, legittimata dalla contingenza, costretta dalla mancanza di risorse, obbligata ancora di più a tutelare l’incolumità di beni e persone deve chiudere il museo. Ha già dovuto chiudere il Teatro dell’Unione e altro chiuderà, se sarà necessario.
C’è alternativa? Sembra di no. Ma la domanda è un’altra. C’è coraggio? C’è il coraggio di andare in controtendenza? Si può una buona volta considerare che la gestione del patrimonio è un investimento? Si può tentare di imboccare un percorso che scommetta sul virtuosismo della cultura?
Chiudere un museo, come un teatro (o un cinema, tanto per rimarcare l’attualità) non pone solo l’urgenza di dover “trovare un ricovero” ai contenuti. È l’ennesima perdita d’identità di un luogo, è il rifiuto della storia, è seguire l’ottuso percorso già tracciato da altri lungo il quale si impoverisce sempre un po’ di più l’intera comunità.
Questa comunità nello specifico, comincio col dirlo io ma spero che in molti condividano l’idea, reclama il diritto a una valorizzazione territoriale idonea, nella quale l’amministrazione deve non solo tutelare la sopravvivenza del parimonio ma ampliarne la voce.
Qualcuno volerà sul nido del cuculo?
Michela Torquati
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