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Viterbo - Lettere - Se lo domanda Antonio Aldo Roselli

Esiste un criterio edilizio in questa città?

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Viterbo

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Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,

leggendo il vostro articolo che denunciava il degrado della torre della Bella Galiana, volevo segnalarvi un’altra grande incuria che riguarda la nostra città, ovvero l’antico ospedale che faceva parte dell’antico complesso di Santa Maria in Gradi e che nei secoli ha accolto centinaia di pellegrini diretti verso Roma.

Il rudere che ne è rimasto ora capeggia in mezzo al traffico di via Santa Maria in Gradi proprio davanti all’antica chiesa, fatiscente e cadente senza la minima considerazione. Eppure, basta andare a poche centinaia di metri di distanza ed ecco che in via Torre San Biele (peraltro abbracciata da una flora rigogliosa) gru e macchinari sono in pieno regime per tirare su palazzine e appartamenti, così come a Santa Barbara o la Cassia Sud, per citare le prime zone che mi vengono in mente.

Da qui mi sorge una domanda: ma esiste un criterio edilizio a Viterbo? E soprattutto, c’è una vera esigenza di nuove case in una città che non ha certo un incremento demografico in stile “asiatico”? Non si potrebbe iniziare a riqualificare, ad esempio, le antiche case del centro storico in modo da tamponarne così il cronico abbandono, e magari nelle periferie, invece di cementificare con criteri discutibili, non si potrebbe dare spazio a nuove soluzioni di abitabilità?

La torre della Bella Galiana e l’antico ospedale (senza aggiungere il recente scandalo di Ferento) sono solo alcuni dei tanti segnali che fanno trapelare la totale inadeguatezza di chi ci amministra (e di quanti lo hanno fatto in passato), ma anche delle troppe scarse pretese di chi abita la nostra Viterbo. Abbiamo un teatro d’emergenza, nessun centro dove poter suonare dal vivo, spazi di lettura praticamente nulli, il centro storico adibito ad un’enorme parcheggio utile solo a slogan e promesse elettorali, con le periferie sempre più spesso simili a dormitori che a dei quartieri. Ora anche il Museo civico che verrà smembrato in ogni suo reperto.

Senza contare l’incredibile silenzio tenuto dall’amministrazione riguardo alle sorti del palco donatoci da Benedetto XVI con la riqualificazione di Valle Faul. Troveranno forse ingombrante, gli amministratori della città dei Papi, un dono fattoci dal Santo Padre in persona?

Riprendendo lo slogan di Giovanni Veronesi riguardo alla chiusura (ennesimo scandalo) del teatro cinema Trieste, perché noi cittadini ci meritiamo molto di più da questa città, e dobbiamo esserne tutti consapevoli: “viterbesi, incazziamoci a bestia”.

Antonio Aldo Roselli


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14 aprile, 2012

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