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Inchiesta Casa dolce casa - Il direttore Ugo Gigli e il presidente Maria Gabriela Grassini chiariscono il reale ruolo dell'Ater

Gli abusivi buttati fuori in una settimana

di Giuseppe Ferlicca
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Ugo Gigli e Gabriela Grassini

Ugo Gigli e Gabriela Grassini

– Non si parla della vicenda giudiziaria di Antonio Iezzi, ma il dipendente Ater finito agli arresti per i presunti pagamenti in cambio dell’occupazione d’alloggi popolari sfitti, è il convitato di pietra alla conferenza stampa convocata dal presidente Ater Gabriela Grassini e dal direttore Ugo Gigli.

Che non parlano dell’inchiesta, ma dell’ente di cui sono responsabili, per sgombrerare il campo da equivoci. A cominciare dall’assegnazione degli alloggi.

“Esistono competenze precise – dice Gabriela Grassini – quella sull’assegnazione appartiene ai Comuni. L’Ater provvede solo alla consegna e alla restituzione delle chiavi.

Sostenere che Iezzi sovrintendeva alla corretta assegnazione delle case non è corretto, non compete a noi. Così come è impossibile segnalare o aggiustare documenti che riguardano occupazioni abusive.

Un abusivo rimane un abusivo, a meno che non ci sia una sanatoria regionale e l’ultima è avvenuta nel 2007. Iezzi è impiegato Ater, quando avviene una consegna va con un responsabile comunale e un nostro tecnico direttamente sul posto”.

Che potesse sapere in anticipo quali case si potevano liberare, per la presidente Grassini è una sorta di segreto di Pulcinella.

“Di norma l’Ater ne è a conoscenza – continua – ma a volte quelli liberi li comunicano a noi i comuni, gli stessi sindacati degli inquilini ne sono informati. I vicini lo sanno, lo stesso inquilino può dirlo a chiunque.

Il dipendente aveva informazioni, ma non erano di sicuro in esclusiva. E ripeto: l’Ater non assegna le case.

Ecco perché d’ora in poi, chiariti questi aspetti, ci vedremo costretti a tutelarci per salvaguardare il buon nome di un’azienda in cui lavora tanta gente”.

Per quanto riguarda Iezzi, invece: “Non siamo qui per salvaguardare la sua posizione – sottolinea il direttore Ugo Gigli – noi abbiamo provveduto secondo la norma a sospenderlo da tutte le funzioni e a metà stipendio. Siamo certi che la giustizia farà piena luce sulla vicenda.

Certo, lui è un mio collega da trent’anni e non posso essere contento per quanto avvenuto, un impiegato che qui ha sempre lavorato in modo ineccepibile, un padre di famiglia.

Lo vedevo quasi tutti i giorni, era tra i più accaniti nel combattere le occupazioni abusive. Questo non significa nulla, io mi limito a dire umanamente solo quello che vedevo. Non so cosa possa essere successo. Ne sono a conoscenza solo i giudici e gli avvocati”.

Occupare abusivamente case popolari non sembra molto facile.

“Appena ne abbiamo notizia facciamo una denuncia penale – continua Gigli – sfido chiunque a trovare un abusivo per il quale non sia stata presentata regolare denuncia. Le abbiamo sempre fatte, pure quando non servivano.

Strano che la vicenda sia emersa ora, quando siamo arrivati a bloccare l’occupazione.

Con la denuncia in Procura scatta il sequestro della casa e in otto giorni chi sta dentro se ne deve andare via. Non è più come una volta, quando potevano passare anche anni”. Come dire, non si capisce perché pagare qualcuno se in un’abitazione occupata senza averne titolo, nel giro di una settimana si viene buttati fuori.

Troppo presto per Gigli prevedere se l’Ater si costituirrà eventualmente parte civile. “Solo Marini (che ha già manifestato l’intenzione) è un premonitore – sostiene Gigli – per ora noi abbiamo fatto quanto dovevamo, sospendendo l’impiegato dal servizio”.

Finora dalla Procura non ci sono stare richieste per avere chiarimenti. “Non siamo stati convocati – precisa Gigli – ma rimaniamo a disposizione. I documenti che sono stati sequestrati riguardano le occupazioni, una delle quali è stata sanata.

Dobbiamo considerare pure che nel termine abusivo rientra anche chi pur avendo abitato in quell’alloggio ne perde il diritto, ad esempio per la morte del parente che era assegnatario”.

Giuseppe Ferlicca


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23 aprile, 2012

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