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Viterbo - Antonello Ricci venerdì presenta la sua ultima fatica letteraria

“La scrittura di viaggio di Marianna Dionigi”

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Antonello Ricci

Antonello Ricci

– Antonello Ricci stupisce ancora.

Venerdì 20 aprile al Biancovolta (Spazio Arci – ore 17) presenterà il suo nuovo libro. Si tratta della sua tesi di dottorato in letteratura di viaggio: “La scrittura di viaggio di Marianna Dionigi”. Il libro parta dell’archeologa e pittrice di paesaggio, dai salotti della Roma napoleonica alle città della Ciociaria.

La prefazione è a cura di Vincenzo De Caprio.  Alla presentazione di venerdì parteciperà anche Alfio Cortonesi che dialogherà con l’autore.

Il libro verrà presentato anche sabato 5 maggio ad Alatri.

Antonello, ecco dunque il tuo nuovo libro. Ma chiariamo subito una cosa: che cosa c’entri tu, notoriamente appassionato di cose viterbesi, con Roma napoleonica e con le antichissime città della Ciociaria?

“Come si dice… il discorso sarebbe lungo… ma una volta tanto voglio tagliar corto: questo nuovo lavoro nasce quale perfezionamento della mia tesi di dottorato in letteratura di viaggio. Tesi discussa, appena un anno fa, presso l’Università degli Studi della Tuscia. Direttore del corso Gaetano Platania, tutor Vincenzo De Caprio: un maestro in questo settore di studi. Una splendida esperienza. Assolutamente coerente con il mio destino di ricerca, votato ormai da tempo a “incrociare” entro una stessa idea/storia del paesaggio italiano i patrimoni narrativi letterari e popolari locali con testimonianze, resoconti e “tracce” di scrittura di viaggio firmate da coloro che (specie in ambito novecentesco) mi piace chiamare i “viaggiatori dell’immaginario”. Maremma, Siena, Lunigiana, Venezia. Per restare alla nostra cara Tuscia, basterà citare nomi del calibro di Federico Fellini, Luigi Pirandello, Pier Paolo Pasolini, di cui mi sono più volte occupato sub specie paesistica. Mi piace anche ricordare che la mia passione per la letteratura di viaggio era già stata messa alla prova, sul principio dei 2000, da una proposta di Attilio Brilli (altro maestro consacrato dell’odeporica internazionale): ne era nata una specialissima Guida di Viterbo per “viaggiatori raffinati”.

Ma la Ciociaria?

“C’entra, c’entra. Si tratta di un fenomeno tutto italiano. Di una meravigliosa ricchezza culturale tutta italiana. Uno studia il paesaggio del Lazio preromano, studia persistenze e riprese di miti letterari di ascendenza classica in piena età romantica e subito si rende conto che c’entrano Annio da Viterbo e le rifondazioni identitarie dei municipi italiani nel delicato passaggio tra Basso Medioevo e primo Rinascimento. Almeno sotto il cielo di questo nostro splendido e negletto Bel Paese, tutto il mondo resta pur sempre un paese. Ogni Viterbo ha sempre incontrato, prima o poi, la sua Roma. E i mitici Pelasgi pre-troiani che tanto affascinarono Marianna Dionigi e la sua epoca? Troppo somigliano, coi loro misteri, ai nostri cari Etruschi. Devo seguitare?”.

No, Antonello, può bastare. Vorremmo chiederti, piuttosto, del tuo “nuovo” editore. Dopo anni di Davide Ghaleb, rispunta il viterbese Sette Città. Si tratta di un ritorno all’ovile?

“Ghaleb è sempre Ghaleb. Un amico fraterno, un poeta editore. La nostra battaglia insieme per la cultura e i paesaggi della Tuscia continua senza sosta. Avrete presto novità. Ma Sette Città di Emanuele Paris è un altro segmento importante per la cultura di questo territorio. Particolarmente per me, dopo molti anni, questa nuova esperienza insieme è anche un piacevole “bringing it all back home”: alla metà degli anni ’90 infatti, con Dino Paris (padre di Emanuele, ndr.), complice una intuizione critica dell’amico Massimo Onofri, pubblicammo insieme alcuni volumi centrati sul paesaggio e sull’identità viterbese, considerati secondo lo sguardo dei grandi viaggiatori ma anche secondo una prospettiva “indigena” e localista. Mi piace ricordare qui l’antologia da me curata con le bellissime pagine dedicate al paesaggio viterbese dall’indimenticabile amica, poeta e narratrice Angela Giannitrapani. Ma per la cronaca, già dall’estate scorsa ero tornato in libreria con un volumetto targato Sette Città: una mia Guida tascabile di Viterbo nuova di zecca. Un volumetto unico per piacevolmente smarrirsi nelle vie della nostra amata Cenerentola…”.

Venerdì pomeriggio, a presentare il tuo libro ci penserà Alfio Cortonesi. Ma non è uno studioso di Medioevo?

“Alfio è amico carissimo da sempre e compagno di infinite battaglie per la difesa del paesaggio e dei patrimoni identitari locali. Ma soprattutto è un intellettuale di impeccabile rigore scientifico e un lettore di raffinato milieu e di incredibile sensibilità stilistica. Ho già piacevolmente sperimentato, in passato, come per lui l’etichetta di “studioso medievista” risulti clamorosamente riduttiva”.


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19 aprile, 2012

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